Non aveva che 36 anni, quando spirò
il 13 giugno 1231, e sembrava impossibile che in così pochi
anni avesse potuto studiare tanto, predicare tanto, operare tanto.
Non era passato un anno e già veniva proclamato santo.
Era nato a Lisbona in Portogallo nel 1195; era in cerca della
sua strada, quando si accostò alle reliquie dei cinque
francescani martirizzati in Marocco chiese di far parte dell’ordine
di San Francesco appena nato.
Antonio da Padova visse quindi al tempo di San Francesco (†1226),
di San Domenico (†1221) e di Santa Chiara (†1153).
Questo è l’anno che ricorda anche la morte di San
Bernardo, il grande fondatore dei cistercensi.
Un secolo prima S. Giovanni Gualberto aveva fondato vicino a Firenze
l’austera abbazia di Vallombrosa, San Brunone la prima Certosa
nei pressi di Grenoble e San Romualdo in Toscana i Camaldolesi.
Pochi dati almeno per accorgerci che questi due secoli, dopo l’anno
1000, furono secoli “d’Oro” per la Chiesa in
Italia. L’Umbria e la Toscana si dimostrarono terre fertili
e generose di fondazioni monastiche.
Ma andiamo a Pietranera, una parrocchia come un “convento”:
quando suonano le campane la gente corre in chiesa.
Per questo giovane santo taumaturgo c’è in paese
una predilezione. Si festeggia il giorno che corre, il 13 giugno,
con la Messa solenne e la processione fino alla cappelletta. Si
ritrovano uniti tutti i preti dell’Alta Val Trebbia (ma
quanti sono ormai?), innanzitutto il parroco don Peppino Cavatorta,
don Giacomo Ferraglio e don Domenico Barattini. Quest’anno
si sono aggiunti due colleghi di Bobbio, il nuovo rettore del
Santuario dell’Aiuto Don Renato Repetti e chi sta scrivendo
queste note.
Si è cercato di accompagnare i canti con l’armonio,
che a tutti gli effetti si dimostrava asmatico e bolso…,
Don Peppino ha promesso che al più presto lo farà
restaurare. La gente cantava con gioia per quanto poteva. Molta
attenzione anche all’omelia di Don Renato che, introducendosi
con poche note biografiche, si è soffermato sulla figura
del Santo che tiene in mano la Bibbia e tra le braccia Gesù
Bambino.
Tutti insieme a pranzo: pausa di riflessione. Si respirava bene
lassù, e il cielo era azzurro turchese. C’era tempo
per una corsa verso i “gioielli” dell’Alta Valtrebbia.
La strada che da Pietranera porta a Casanova è bella e
corre tra i boschi. Attraversando il paese ricordiamo il vegliardo
Don Nicola, che serenamente e con santa ostinazione si avvia a
diventare centenario.
Fontanigorda (il nome stesso lo dice) è ricca di acqua.
Fontanelle ovunque. Ci si ferma alla prima per un sorso e compare
subito la Claudia Ferretti appena tornata da Lavagna dove insegna
da anni. E’ una gioia rivedersi e ricordare quel bel mondo
felice delle Magistrali. Tre anni insieme sui banchi di scuola,
tutto un mondo lontano e ancora tanto vicino e presente. Mi parla
della mamma, delle zie, della figlia Chiara, dello zio Mons. Giuseppe
che le ha sempre voluto un gran bene, pur “tormentandola”
ogni giorno con incessanti ripetizioni di latino.
Insieme si ride di tutto, anche quando mi ricorda che un anno
l’ho (l’avrei) interrogata sedici volte di seguito
proprio in latino. Penso che Claudia abbia sbagliato i conti…
o moltiplicato per due (il che sarebbe stato ancora troppo). Il
suo viso si increspa soltanto quando cade un accenno alla sua
vita assai difficile e tormentata di alcuni anni fa. Ma sa che
soprattutto per questo è ricordata con predilezione.
Dopo pochi passi c’è la Gianna, c’è
Luciano, c’è Benedetta, pardon, la Dott. Benedetta
fresca di laurea in Scienze Diplomatiche, studi che forse a Fontanigorda
nessuno aveva mai affrontato. Questa ragazzina, con piglio sicuro
e a testa bassa, è riuscita a portarsi a casa un risultato
di laurea assai lusinghiero e promettente.
Casa graziosa e accogliente la sua, direi lillipuziana. “Parva
sed apta mihi” (piccola, ma un gioiello per me), mi torna
alla mente l’espressione di Ovidio, il poeta abruzzese di
Sulmona. Città che molte volte ho visitato, anche perché
sui vicini monti della Maiella esiste ancora l’eremo di
Pietro di Morrone, il frate che divenne poi Papa con il nome di
Celestino V, obbligato pochi mesi dopo ad abdicare.
Scendiamo verso Loco, don Renato si illumina. Saluta con affetto
le poche persone che si incontrano per strada. Una donna che tiene
per mano il nipotino sorride e gli si rivolge simpaticamente:
“Nu duvieivu mancu salutate, perché ti m’è
tradiu… “ (Non dovrei nemmeno salutarti perché
mi hai tradito…). Don Renato ha lasciato Loco alcuni mesi
fa. Per motivi di salute è stato costretto a ridurre la
sua attività. Alla gente è molto spiaciuto. Quasi
un tradimento.
A Ottone in serata si stava attendendo (pare con striscioni di
festa) la Valentina Carboni, sorella del sindaco Mirco, che nel
pomeriggio si era laureata a Genova in Lingua e Letteratura straniera.
Creativa e simpatica nella sua originalità, nel piano studi
aveva scelto anche la lingua dei califfi, l’arabo. Risultati
brillanti, 110/110. Prospettive di lavoro per la Dott.ssa Valentina?
Dovremo pensarla un giorno in giro per il mondo? E’ probabile.
Guido Migliavacca
(Articolo tratto dal N° 23 del 22/06/06 del settimanale “La
Trebbia”)