Quella vecchia fa
buon brodo; anche se, in ogni caso, le è sempre preferibile
l'uovo oggi. Le galline, interpreti assolute dei proverbi italiani
(oltre ai due più celebri nella tradizione italiana, se
ne contano almeno una ventina), domani saranno protagoniste in
quel di Retezzo, frazione di Rondanina, dove evidentemente non
mancano di creatività per attrarre turisti e buongustai.
Nel paesino sarà di scena la terza edizione della Sagra
della Gallina Bollita, appuntamento da veri intenditori, che punta
tutto sul rapporto tra campagna e cucina ruspante.
«Le nostre galline sono allevate in pollaio, non come quelle che si comprano
in negozio o al supermercato, che solitamente passano la loro breve esistenza
senza vedere il sole e neppure granoturco - racconta Rinaldo Casazza, titolare
della trattoria "da Rinaldo" (telefono 010/ 95799) - noi le teniamo
bene e tiriamo il collo solo a quelle che hanno superato i limiti d'età.
Perché è vero anche a tavola che le galline stagionate sono migliori».
Un anno fa per soddisfare l'appetito dei buongustai erano state spiumati e cucinati
cinquantaquattro pennuti. Quest'anno si prevede un exploit ancora maggiore e,
per disgrazia delle galline, un numero ancora maggiore di arrivi.
Per quanto riguarda l'appuntamento di domani, l'orario è fissato dalle
ore 20 in poi e il consiglio è quello di prenotare, per evitare di restare
con "il becco all'asciutto". Per il menù, ad aprire la serata
saranno gli antipasti della Val Trebbia, che anticiperanno il piatto forte della
serata.
Le galline bollite, sono preparate secondo la ricetta tradizionale della vallata
(e contesa da Montoggio). Si tratta di una preparazione diffusa fino al secondo
dopoguerra. Prima si prepara un ripieno, lessando e poi tritando qualche foglia
di bietola, cui si aggiungono carne di manzo, un uovo, maggiorana e grana grattugiato:
si amalgama bene il tutto e poi lo si macina. A questo punto è sufficiente
riempire la gallina, cucendola con filo bianco, prima di riporla a bollire in
una pentola con acqua, cipolla, sedano e carota. Quando la forchetta si infila
bene nella carne, vuol dire che la gallina è cotta.
Il motivo per cui, tradizionalmente, si utilizzano galline vecchie è perché una
volta le uova erano preziose e quindi si sacrificavano solo quelle che ne facevano
meno. La gallina bollita, anche nella versione più semplice senza il ripieno,
era un piatto soprattutto natalizio, e costituiva una delle poche occasioni in
cui si comprava il grana grattugiato.
Edoardo Meoli
(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del 20/10/06)
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