Il problema del trasporto
degli studenti delle scuole superiori che si spostano ogni mattina
dalla Val Trebbia è sempre attuale. Era già vecchio
nel 1984 quando ho iniziato anch'io a fare la pendolare per frequentare
l'Ist. Tecnico "Vittorio Emanuele II" a Genova. Ogni anno
ci sono nuove proteste, nuove proposte, nuove promesse, ma poi tutto
rimane più o meno come prima.
Le corriere da e per la Val Trebbia sono pochissime e con orari
che lasciano un po' perplessi. I ragazzi partono, ad esempio, da
Montebruno alle 6,10 ed arrivano in P.zza della Vittoria alle 7,25;
per il ritorno bisogna aspettare le 13,50 e finalmente alle 15.15
i nostri poveri studenti possono sedersi a tavola ingoiare un boccone,
che è una via di mezzo tra il pranzo e la merenda, e poi
subito sui libri. Ricordo che quando avevo il compito a casa di
Ragioneria a stento riuscivo a finirlo e, di conseguenza, le altre
materie neanche le guardavo.
Per non parlare poi del doppio abbonamento che sono costretti a
fare i ragazzi che devono anche prendere l'autobus. Sì, perché
sulle linee extraurbane ci vuole il tesserino della Ali, mentre
sulle urbane ci vuole quello della AMT. Siamo nel 2004! Con €
19,90 si va a Londra in aereo! Non è possibile che i nostri
studenti siano così penalizzati solo perché vivono
a 40 km dalla città. Cosa sono 40 km quando si riesce addirittura
ad andare su Marte?
Qualcuno ha ventilato l'idea di un pullmino solo per gli studenti
della Val Trebbia. L'idea mi sembra buona anche se non è
facile da realizzare, ma sono sicura che se si riuscisse a rendere
il viaggio meno lungo e noioso, anche il caro trasporti si farebbe
sentire meno.
Mi chiedo soltanto dove sono tutti quei politici che si riempiono
la bocca di belle parole quando dicono che non bisogna lasciar morire
le nostre valli. Il diritto allo studio è intoccabile, ma
i nostri studenti devono anche avere la possibilità di scegliere
la scuola che più gli è congeniale, senza essere condizionati
dall'orario delle corriere. E poi, si sa, molti ragazzi che scelgono
il Collegio in città poi non tornano più a vivere
in Val Trebbia e addirittura intere famiglie si trasferiscono per
far studiare i figli.
Comuni, Regione e Provincia non devono nascondersi dietro un "non
ci sono soldi" o "ci sono problemi più importanti".
Offrire un servizio migliore vuol dire rendere ai ragazzi il sacrificio
meno pesante, non farli andare via dai nostri paesi e magari far
sì che altre famiglie con figli decidano di trasferirsi qui
da noi perché uno dei problemi che si pongono più
spesso è "e poi quando i bambini dovranno andare a scuola?"
Nicoletta Barbieri
(Questo articolo è stato tratto dal N° 7 del 19/02/04
del settimanale "La Trebbia")
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