Non è la ricorrenza
dei defunti, anzi, è un giorno di festa: 17 gennaio S. Antonio
Abate, ricorrenza nella quale ci si ritrova a fare la consueta asta
che da tanti anni, per me 25, ci permette di affrontare qualche
spesa per la nostra Chiesa di Propata. Ma è proprio perché
i "veri amici" sono tutti lì che si sente la mancanza
fisica delle persone che tanto hanno contribuito al ripristino della
nostra Chiesa ed hanno condiviso la gioia dell'amicizia che quella
giornata dava l'opportunità di condividere.
L'elenco è lungo e sicuramente qualcuno lo scorderò...
sfugge sempre qualche nome negli elenchi. L'ultima persona che è
mancata al nostro appello è l'Angiolina che già da
tanti anni non era presente fisicamente ma che con il suo contributo
era in prima fila. È proprio il suo ricordo che fa da anello
ad una lunga catena di persone che, ciascuna con la sua iniziativa,
ha reso questa giornata sempre più sentita.
La Maria che sempre, insieme alla sorella Angiolina, finanziavano
e si adoperavano per la realizzazione e la riuscita della festa.
Sossi che, volente o nolente, doveva sborsare, subire gli scherzi
e ricomprare quello che era già suo (ha pagato tantissimo
il berretto che non trovava più), Gippa che mi ha insegnato
a fare l'asta, Gioggi che non è mai mancato alle varie iniziative
per la Chiesa di Propata benché fosse di Fontanarossa, il
nonno Guido che valutava le "presenze fisiche" e si rallegrava
perché più persone c'erano più si realizzavano
le entrate, il nonno Egidio sempre in prima fila, il nonno Paulin
che con la fisarmonica dava il suo personale tocco di allegria alla
festa e poi, poi l'indimenticabile zio Marino con i "cavoli
del suo orto", broccolate meravigliose tanto da sembrare finte
che facevano salire l'asta vertiginosamente.
Ho nominato solo alcuni dei tanti parenti ed amici che hanno fatto
sì che questa festa ancor oggi vada avanti, ma tutti sono
nel nostro cuore.
E sempre Don Pietro (alla sua infaticabilità nessun elogio
perché è fortunatamente per noi ancora vivo) li ricorda
nella S. Messa, perché è proprio riuniti all'altare
di S. Antonio che il passato, con i suoi ricordi, ci sprona a far
sì che questa festa continui e la catena dell'amicizia aggiunga
nuovi anelli per continuare a realizzare il progetto più
vero e sentito: che la nostra Chiesa, oltre ad essere bella e ristrutturata,
sia sempre il nostro punto fermo al quale poter sempre fare riferimento.
Flora Muzio
(Questo articolo è stato tratto dal N° 7 del 19/02/04
del settimanale "La Trebbia") |