| Tic, tic, tic,
tic, tic, tic
cadenzato ritmo
di martelli contadini
che battevano lame,
affilando falci.
Un rito tribale,
un suono che accompagnò
la mia infanzia a Fallarosa.
Negli angoli ombrosi,
sotto i noccioli
o davanti agli usci,
uomini con mani ruvide e
dai rari sorrisi,
lavoravano lune d'argento
per recidere l'erba.
Quasi una danza guerriera
da ballare a piedi nudi sull'aia:
tic, tic, tic, tic, tic, tic.
Palpito di cuore...
Trasformare in note
un rumore che ora
non si sente più |