Percorrere il borgo
antico, soffermarsi nelle vecchie chiese, negli angoli suggestivi
di piazze e vicoli per provare l'emozione del Presepe. Uno solo
il tema, la Natività, tante le emozioni e i ricordi, diversi
per ognuno, ma che, in qualche modo, esprimono la personale magica
atmosfera del Natale. Guardare un presepe significa lasciarsi attrarre
dalla pace che lo pervade, tutto è silenzio e raccoglimento
e i personaggi umili e ordinari sono simbolo di uno stadio semplice
del cuore umano.
Di fronte a certe rappresentazioni, capita talvolta di leggere negli
occhi e negli sguardi del pubblico quella partecipazione che da
soli spiegano la spinta ad "andare per presepi" che ogni
anno rinnova, con quello strano potere di far sentire, anche solo
per pochi attimi, migliori.
Il presepe è l'attrattiva che ha reso celebre Pentema, paese
sulle alture genovesi, che si raggiunge percorrendo una strada che
gradatamente domina tutta la conca di Torriglia. Passato il valico,
il panorama che si scopre va dal mare agli Appennini; tra gli alberi
si intravede il paese, un gruppo di casette strette attorno alla
chiesa, con il campanile che svetta verso l'alto, indicando il cielo;
i vecchi ponti in pietra, i muri a secco, le case addossate le une
alle altre, artificiosamente collocate a cadenzare i giorni, le
fatiche, la vita degli abitanti che un tempo hanno popolato il paese.
E la terra dei Traverso e dei Bevilacqua che sono riusciti a lasciare
il segno del loro passaggio, capaci di adattarsi ad una terra ruvida,
a luoghi difficili, trovando il modo di renderli più ospitali.
Ed è la terra di uno dei presepi più sentiti, realizzato
con fiero entusiasmo, da tanti volontari che, già da settembre,
cominciano a pensare ad animare il paese, convinti a mantenere viva
una cultura del passato, patrimonio e vanto delle comunità
rurali e montane della Liguria. Un lavoro che ha l'intenzione di
esprimere l'identità con la propria terra e darle il giusto
risalto: perché Pentema merita veramente di essere conosciuta.
Rimasta fino a pochi decenni fa, in un quasi totale isolamento,
per le difficili comunicazioni, ciò le ha permesso di conservare
inalterate le sue caratteristiche. Il presepe fa rivivere l'atmosfera
della Natività ambientandola all'interno del paese, tra gli
archi, i vicoli, le case, le loebbie, le aie e i risseu ancora intatti,
ricostruisce un'epoca lontana, attraverso un'attenta ricostruzione
di ambienti e mestieri. I personaggi esposti, a grandezza naturale,
sono vestiti con costumi d'epoca, ambientati in momenti di vita
quotidiana e rappresentati nei punti del borgo dove hanno realmente
operato. Il percorso propone momenti di vita lavorativa, donne che
lavano e stendono il bucato, uomini e bambini che tagliano e mettono
al riparo legna da ardere, il falegname con pialle e seghe, il fabbro
che forgia il ferro, i contadini con gli arnesi per falciare il
fieno, l'arrotino, il calzolaio, il barbiere con il rasoio in mano.
Cè il locale dove il "megun", personaggio veramente
esistito, cura con la sapienza i malanni della gente, c'è
la bottega dove fare la spesa che sembra una fotografia dalle sfumature
"seppiate" degli album antichi, c'è l'osteria dove
si trascorrono le serate facendo una partita a carte, mentre la
cucina invita, in un atmosfera genuina e nostrana. Altre rappresentano
momenti più intimi della vita quotidiana e riguardano la
stalla, il pollaio, la camera da letto, la cantina, il seccatoio
della castagne. Il percorso si conclude con la Stalla della Natività,
dove alcuni personaggi, in adorazione del Bambino Gesù, sono
stati ricreati con fattezze di abitanti pentemini, ormai scomparsi,
figure ben note nella memoria di chi ancora resta. Il Presepe di
Pentema, indicando un ritorno alle origini, vuole valorizzare le
radici del paese e fare riflettere su quella religiosità
popolare che tanto ha contraddistinto la formazione e l'identità
delle comunità montane dell'entroterra ligure. Un vero museo
etnografico, ambientato in un luogo reale, dove la vita di oltre
un secolo fa è autenticamente riprodotta.
In un interessante libro intitolato"Il senso dei luoghi",
si dice che i luoghi abbandonati, contro ogni apparenza, non muoiono
mai, perché si consolidano nella memoria di coloro che vi
hanno abitato e che vi abitano e si è in errore se si pensa
che essi non abbiano più senso, perché un senso lo
hanno eccome: è il senso profondo dell'appartenenza, è
la propria storia che si confronta con sé stessa. È
la grande sfida di rimanere in una terra poco disposta all'ascolto,
cercando in tutti i modi la possibilità di un dialogo ideale.
Orario apertura: dalle 11.00 alle 18.00. Dalla vigilia di Natale
all'Epifania: tutti i giorni. Da metà dicembre a fine gennaio:
sabato e domenica
Vie di accesso: da Milano: A7 Uscita Busalla, da Roma: A12 Uscita
Lavagna, dalla Francia: A12 Uscita Ge-Est, da Genova: SS. 45 dir.
Piacenza, da Piacenza: SS. 45 dir. Genova.
Simona Sirianni
(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del 23/12/05)
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