Ha riaperto il 2
luglio, ma, a Ferragosto, anzi il 14 agosto, era di nuovo chiuso,
per la mancanza di acqua, dovuta ad un problema nella rete idrica
del comune di Propata. Da allora, il rifugio sul monte Antola non
ha ancora riaperto, nonostante la famiglia Garbarino, che ha avuto
l'incarico di gestire la struttura dai responsabili del Parco dell'Antola,
ed in accordo con il Cai, sia sempre rimasta a presidiare la struttura.
Ma questo forzato stop ha creato l'inevitabile e cocente delusione
degli escursionisti che, approfittando del periodo estivo,
hanno raggiunto questa meta, convinti (dopo aver appreso
dell'inaugurazione) di poter trovare un punto di ristoro e, magari,
una stanza in cui passare anche la notte, ad oltre mille metri
d'altezza.
Invece, al rifugio gli appassionati di trekking hanno trovato la scritta: "Lavori
in corso" e sia la cucina, sia le trentasei camere chiuse.
«Purtroppo è vero - spiega Roberto Costa, presidente del Parco dell'Antola
- ma non dipende da noi. Nel momento in cui c'è stata la chiusura forzata
per i problemi di rifornimento idrico, la Asl 3 ci ha comunicato che sono entrati
in vigore nuovi provvedimenti in materia di strutture ricettive. In pratica,
le stesse regole che valgono per un albergo nel centro di Genova, devono essere
osservate anche per il rifugio dell'Antola. Ed ovviamente non parliamo di misure
di sicurezza,con queste non si scherza. Faccio degli esempi concreti. La Asl
3 ha inserito nelle richieste degli interventi necessari l'impianto di potabilizzazione
dell'acqua e la sistemazione di reti antitopi, che esistono in tutti gli alberghi.
Proprio ieri sono state terminate anche queste piccole opere. Sappiamo che c'è stato
anche un controllo degli ispettori della Asl, con esito positivo. Tutto ok. Se
tutto andrà secondo le previsioni, nel prossimo week end, il rifugio dovrebbe
essere riaperto. Ma aspettiamo l'ufficialità».
Ma una lettrice del "Secolo XIX", raccontando la sua delusione e quella
di altri gruppi come il suo arrivati sulla vetta, scrive che, tra gli escursionisti
e la gente della valle, corre voce che la chiusura dipenda da problemi burocratici,
cioè che manchi un timbro del comune di Propata. Problemi burocratici
che fanno imbestialire la gente. «Le cose non stanno proprio così -
tiene a precisare Costa - Il fatto è che c'erano state quelle richieste
di opere da parte della Asl. Ora, i tecnici della azienda sanitaria locale, dopo
il sopralluogo, comunicheranno il loro ok a Propata».
Giuliano Macciò
(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del 12/09/07)
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