Passare il Ferragosto
immersi nel verde è un classico, ma andare nel Parco dell'Antola
a prendere del fresco per i genovesi è qualcosa di più, è una
tradizione. Ma se dopo ore di cammino, immense sudate e una sete
incredibile, il rifugio fonte di ristoro che si credeva aperto è invece
eccezionalmente chiuso, più che il dispiacere monta una
rabbia indicibile. Quella che hanno provato centinaia di persone
trovatesi il 15 agosto di fronte al bellissimo e nuovo rifugio
dell'Antola (lo hanno inaugurato lo scorso primo luglio) chiuso
per problemi alla pompa che trasporta l'acqua dalla sorgente, posta
a 1.390 metri, al rifugio che si trova a 1.460 metri sopra il livello
del mare. E così da Ferragosto per dieci giorni (ma la direzione
del parco auspica che il problema possa essere risolto prima) il
rifugio dell'Antola sarà chiuso. Il problema è la
pompa. Va potenziata. Nel senso che i filtri dell'acqua (anche
se è di sorgente e quindi purissima, va comunque sottoposta
ad un processo di potabilizzazione, per renderla bevibile), si
sporcano facilmente, vengono intasati da fogliame, terriccio e
la pompa si blocca. L'ultima volta è successo, pochi giorni
fa, con gli ospiti nel rifugio. Questi volevano lavarsi e a un
certo punto l'acqua ha smesso di scorrere. «Sono venuti i
carabinieri del Nas e alcuni ispettori dell'Asl- spiega il presidente
del parco Roberto Costa-con i quali abbiamo deciso la chiusura
del rifugio. Abbiamo avvisato della chiusura con cartelli posti
all'inizio di tutti i sentieri che portano al parco». Ma
evidentemente non sono bastati perchè al rifugio si sono
presentate centinaia di persone. La struttura è stata inaugurata
il primo luglio e realizzata con il contributo della Fondazione
Carige, la Regione Liguria e la collaborazione della Provincia
di Genova. Viene utilizzata acqua di sorgente e vengono impiegati
pannelli fotovoltaici per l'energia elettrica. Insomma un rifugio
che rispetta e ama la natura fin dalla fondamenta. Ed è inoltre
il primo in tutta la Liguria ad essere raggiungibile solo a piedi,
cosa che lo rende unico, anche per i problemi. Questo rifugio è simile
a quelli presenti in altre regioni alpine- continua Costa- che
sono sottoposti a regole e norme un po' più flessibili anche
per quello che riguarda l'approvvigionamento dell'acqua. Mi spiego:
in altri rifugi italiani l'acqua viene immagazzinata manualmente,
cioè ne viene prelevata una certa quantità, periodicamente,
dai laghetti o dalle sorgenti. E molti utilizzano l'acqua piovana,
non per bere ma per lavarsi. Ma qui non si può utilizzare
l'acqua piovana, se non per gli sciacquoni dei bagni, e l'acqua
per gli altri usi deve essere incanalata in apposite tubature come
per le case e gli alberghi». E il problema della pompa forse
poteva essere evitato:« Invece che | terminare i lavori ad
aprile - continua Costa- abbiamo terminato i lavori lo scorso 30
giugno. E il giorno dopo abbiamo inaugurato, come previsto in calendario.
Non c'è stato il tempo di rodare la struttura per evitare
situazioni spiacevoli come questa».
Angelica Giambelluca
(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del 17/08/07)
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