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Un nuovo rifugio sull'Antola
Rifugio dell'Antola, il parco cambia rotta, abbandonando il progetto di ristrutturazione delle case Musante, per puntare sulla costruzione di un nuovo centro di accoglienza e pernottamento dedicato agli escursionisti.
Di fatto questa sterzata mette la parola fine all'ipotesi di rilanciare con fondi pubblici gli insediamenti storici dell'Antola, legati al nome della famiglia Musante che li aveva gestiti per quasi un secolo. Significa anche ripartire da zero per un intervento che viene caldeggiato da almeno un decennio da parte degli amanti e dei frequentatori di questa montagna. «E' una decisione dolorosa - commenta il presidente del parco Antola Roberto Costa - ma gli elevati costi di ristrutturazione del rifugio Bensa non erano giustificati dalla disponibilità pubblica del bene per soli 25 anni. L'edificio è dei privati che non intendono venderlo, neanche per una frazione. Ci siamo consultati con tutti gli enti, dalla Provincia, alla Regione, che hanno sconsigliato di dare seguito all'operazione, anche se esisteva già un contratto di locazione stipulato dai nostri predecessori». Così il parco Antola ha fatto marcia indietro, rescindendo il contratto per il rifugio Bensa e promuovendo una campagna di acquisizione terreni (appena ultimata), per costruire un nuovo rifugio a poche centinaia di metri dalla vetta. La direzione del parco ha già in tasca una tempistica precisa. «Bando di concorso e affidamento dei progetti entro l'estate - prosegue Costa - lavori nel 2005. Entro il 2006 vorremmo vedere realizzato concretamente qualcosa. E' possibile in quanto il fondo cassa per l'opera è già disponibile». Si tratta di circa 500 mila euro. Basteranno ? «Bisogna ragionare con i progetti alla mano ma lo stanziamento consente di avviare l'operazione con un ragionevole margine di tranquillità».
Le associazioni degli escursionisti si dicono d'accordo. In primo luogo il Cai che pure aveva elaborato un progetto di ristrutturazione del rifugio Bensa ora destinato a finire nel cassetto. «La nostra collaborazione non viene meno», dice Emanuele Romanengo, esponente del Club Alpino. «A noi interessa il rifugio, perché le richieste dei soci sono sempre pressanti».
Escono di scena gli eredi Musante, proprietari della case Antola. «Non faccio commenti perché direi cose spiacevoli -afferma Carla Garbarino - certo è che da quando abbiamo affidato gli immobili al pubblico, uno dei due rifugi è stato distrutto, l'altro giace inutilizzato. Noi però non vendiamo per la memoria dei nostri vecchi».

Lodovico Prati

(Questo articolo è stato tratto dal Secolo XIX del 06/04/04)