Adulto, maschio,
grande amatore. E per questo, ha lasciato la vita su un prato della
Valtrebbia. Sfinito dal sesso, ma non solo. Esausto per i lunghissimi
combattimenti che precedono l'amore. Per eliminare i rivali. Lo
hanno lasciato morire, perché non era più possibile
salvarlo.
Fine gloriosa di un daino trovato in una zona boschiva sopra la galleria Garaventa,
dove in questi giorni le studentesse di zoologia seguono la riproduzione di questi
ungulati. E' ottobre il mese dell'amore per i daini. Un mese molto stressante
perché i maschi, per lunghi giorni, non mangiano non bevono e non dormono
mai. I giorni e le notti sono scanditi da lunghi bramiti e da lotte a colpi di
corna per mettere fuori combattimento i concorrenti. Sembra una crudeltà della
natura, invece lo zoologo Andrea Marsan assicura che la natura, anche in questo
caso, è perfetta e quasi poetica: la morte giunge nel momento in cui è avvenuto
il miracolo della procreazione, quando questo maschio è riuscito a trasmettere
il suo patrimonio genetico, disseminandolo lungo i sentieri.
Ma il successo riproduttivo viene pagato duramente. In questo ottobre senza tregua
gli animali perdono il 30 per cento del peso corporeo, proprio in un periodo
in cui tutti gli altri animali immagazzinano grasso in previsione dell'inverno.
I daini no. I daini si sottopongono ad una performance, è il caso di dirlo,
bestiale. Alla fine, su un territorio, capita che solo pochi maschi "coprano" l'80
per cento delle femmine. Gli altri, via via selezionati dalle cornate, ancorché vivi,
stanno a guardare. E non c'è verso.
Non tutti muoiono, alcune di queste macchine dell'amore, riescono a ripartire.
Altri no. E' il caso di questo sventurato. Che è stato trovato da un
commissario della polizia provinciale di Genova. Eraldo Minetti, davanti a questo
maschio senza ferite, accasciato, in agonia ha interpellato lo zoologo che ha
sconsigliato qualsivoglia tentativo di sostentarlo. Un animale che non mangia
e non beve da un mese, se gli si dà del cibo, può morire in poco
tempo proprio perchè il suo stomaco non è più in grado di
metabolizzare. Così il nostro daino, affetto da poliginia, non è stato
soccorso dentro un recinto, ma lasciato a terra, con le poche forze che gli rimanevano,
oramai quasi esangue nella boscaglia. Dovremo ringraziare anche il suo "sacrificio" se
fra pochi mesi i nostri boschi saranno sempre più popolati di "cerbiattini" o
bambi che dir si voglia. Così numerosi da stravolgere l'ecosistema. Per
fortuna che i lupi fanno la loro parte.
Donata Bonometti
(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del 29/10/06)
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