"Ezechiele"
e i suoi compari hanno colpito ancora. E ancora in Val Trebbia,
dove da qualche anno a questa parte sembra abbiano trovato patria
e fondato famiglia diversi lupi, che secondo gli allevatori della
zona si abbandonano a scorribande tra i sempre più rari greggi
di caprette, pecore e affini. Questa volta il fattaccio è
successo nella zona di Gorreto, in alta valle, vicino al confine
con il Piacentino, e precisamente in località Canneto nell'azienda
turistica di Romeo Bianchini. Vittime sette pecore su nove di un
"harem" che comprendeva anche un montone di cui si sono
perse le tracce, che potrebbe essere fuggito ai predatori ma anche
essere stato portato altrove per poi finire anche lui tra le fauci
dei lupi in un secondo tempo. Nessun dubbio, secondo Bianchini,
che si tratti di lupi e non, come a volte si suppone, di branchi
inselvatichiti e feroci di cani randagi in cerca di cibo. «No,
erano proprio lupi - ha confermato con sicurezza Bianchini, che
possiede un casale e alcune casette sparse nel verde in un bellissimo
sito soleggiato vicino al ponte di Fontanarossa, meta di molti turisti
- lo hanno confermato anche le Guardie Forestali di Torriglia e
la Polizia Provinciale, che ho chiamato subito dopo aver scoperto
questo scempio».
Le pecore e il montone erano custodite da Bianchini in un terreno
accuratamente recintato con reti metalliche. E sono stata trovate
dallo stesso proprietario, di buon mattino, sgozzate e con i corpi
in parte mangiati dai predatori. «Non bastassero i segni dei
denti aguzzi - ha proseguito Bianchini - ci sono le tracce: la polizia
provinciale ha fatto i rilievi e ha scattato le foto sul terreno,
e le orme, mi hanno confermato, sono inequivocabilmente di lupo».
La tecnica messa in atto dagli animali è simile a quella
già intravista in razzie precedenti nello stesso territorio:
la rete protettiva viene bellamente ignorata, i lupi scavano un
buco davanti alla recinzione e formano un breve tunnel nel quale
si infilano per poi sbucare dall'altra parte. Il fatto che, poi,
la rete appaia smantellata quasi sempre si spiega con il tentativo
di fuga delle pecore che, terrorizzate, cercano scampo distruggendo
il reticolato, il più delle volte inutilmente. «Ora
mi sono rimaste solo due pecore - spiega Bianchini -e non so se
ne prenderò delle altre, sono discretamente incavolato e
scoraggiato. E' vero che potrò avere dei risarcimenti a norma
di legge, ma non è che di questo mi importi poi molto. Le
pecore le tenevo non per utilizzarne la lana, la carne o il latte,
ma semplicemente perché sono un ottimo sistema, naturale,
per tenere puliti i miei campi.
Ora, non so se valga la pena continuare a tenerle».
In conclusione, se fino a pochi anni fa il ritorno di qualche raro
esemplare di lupo in Val Trebbia aveva fatto gridare al miracolo,
e aveva scatenato positive reazione non solo da parte di animalisti
e ambientalisti, ora a qualcuno fa discretamente paura, o quantomeno
comincia a dare fastidio. «Secondo me - conclude Bianchini
- non si tratta più solo di pochi esemplari. Credo che ci
siano diversi branchi, qui nel territorio della vallata, magari
composti da pochi esemplari, ma distinti tra loro. Non si spiegherebbero
altrimenti diversi 'attacchi' compiuti in differenti zone più
o meno nello stesso momento».
Mara Queirolo
Il precedente: A ottobre uccise
le capre cachemire |
Tra le denunce di attacchi dei lupi alle greggi, spicca quello che
nell'ottobre scorso ha visto sventurate protagoni ste cinque caprette
di razza cachemire, allevate dal giovane Stefano Isola a Prato del
Mulino nel comune di Rovegno. L'allevamento, uno dei pochissimi
del genere in Liguria e orgoglio e vanto del giovane e della sua
fidanzata Stefania, si era così ridotto ai minimi termini,
con cinque capre su sette sgozzate: anche in questo caso i testimoni
avevano parlato di tracce inequivocabili: lupi. L'ecatombe delle
caprette di Rovegno aveva destato parecchia impressione anche perchè
si trattava del frutto di un interessante esperimento di pastorizia
high style finora mai visto nelle nostre vallate, che Stefano solo
poche settimane prima aveva illustrato con orgoglio e tante speranze.
Ma nonostante l'attacco dei lupi e la conseguente perdita di quasi
tutto il suo ridotto patrimonio di ovini, il giovane non ha voluto
saperne di darsi per vinto: ha comprato altri cinque splendidi esemplari,
li ha uniti al gruppetto superstite, e ha intenzione di andare avanti.
Terapie anti lupo da lui messe in atto: recinzioni più alte,
più sicure, cordoli di filo spinato. E la speranza che i lupi
che presumibilmente vogliono mettere su famiglia da queste parti
decidano per una migrazione a tempi brevi.
(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del 06/05/08)