L'aspetto generale
di un paesaggio è strettamente legato all'andamento e alla
disposizione delle formazioni rocciose presenti: solo partendo dalla
loro conoscenza si può arrivare a leggere e capire un territorio,
e quindi a tutelarlo e a gestirlo in modo corretto.
Occorre tuttavia aggiungere che se la natura della roccia costituisce
il punto di partenza dell'evoluzione di un paesaggio, gli agenti
geomorfologici attivi sono quelli che la determinano; si tratta
dei processi di alterazione fisica (il gelo e gli sbalzi di temperatura),
dell'azione delle acque superficiali o correnti (piogge, ruscelli,
torrenti, fiumi...), del vento, ma anche degli esseri viventi (soprattutto
la vegetazione).
Tra gli agenti geomorfologici, in grado di cambiare un paesaggio,
non va assolutamente dimenticato l'uomo, che è capace di
limitare, ma spesso anche di aumentare notevolmente i fenomeni di
erosione e di modellamento dei rilievi.
Ne sono un esempio positivo i frequenti e caratteristici terrazzamenti
osservabili lungo la valle; un po' meno positivi sono invece gli
interventi, spesso mal eseguiti, che aumentano la fragilità
degli ambienti e favoriscono il dissesto idrogeologico e il degrado
ambientale: ci riferiamo a certe strade realizzate senza criterio,
ai rimboschimenti sbagliati, agli incendi.
Ciascuno degli agenti geomorfologici può avere la prevalenza
sugli altri, conferendo al paesaggio caratteri particolari; ma non
va mai trascurata l'importanza del clima, più o meno piovoso,
più o meno freddo, nell'alterazione chimico-fisica delle
rocce, nel regime dei corsi d'acqua, come pure del tempo, ossia
della durata con la quale gli agenti geomorfologici agiscono nel
modellare il substrato roccioso.
I fattori del modellamento di un paesaggio sono dunque numerosi
e mutevoli, e quasi sempre agiscono sommandosi, in modi diversi
e in tempi diversi: dai pochi attimi di una frana alle decine di
milioni di anni con cui si solleva una catena montuosa.
Vediamo ora le principali forme del paesaggio presenti nella Val
Trebbia.
L'erosione dovuta agli agenti atmosferici che modellano la superficie
terrestre si osserva facilmente nei casi di erosione differenziata,
tipici nelle rocce sedimentarie della zona; durante la deposizione
dei materiali sedimentari, si formano strati che possono essere
diversi tra loro sia per tipo di materiale sedimentato che per grado
di compattazione: nel caso dei calcari marnosi dell'Antola si ha
infatti in modo alternato la sedimentazione di materiale prevalentemente
argilloso, o calcareo, oppure sabbioso.
Rispetto all'erosione da parte delle acque dilavanti, il comportamento
delle rocce sarà diverso: si osserverà che l'arenaria,
più resistente, tende a rimanere più in rilievo rispetto
all'argillite, tenera e facilmente erodibile. Situazioni di questo
tipo sono evidenti a Bric Rondanina, alla Costa, sopra Pentema...
Oltre alle rocce, anche i suoli sono interessati dall'erosione superficiale.
Se la vegetazione non è sufficiente a proteggere il suolo
dalla pioggia, può capitare che la velocità con cui
il suolo viene eroso sia enormemente accresciuta, fino all'innescarsi
di uno stato di , erosione accelerata: in tal caso il suolo viene
asportato più velocemente di quanto possa formarsi.
Dopo un'abbondante pioggia, su un terreno povero di vegetazione,
si può osservare un sistema di numerosi solchi, che incidono
il suolo secondo linee lunghe e parallele, e in seguito finiscono
per convergere in un ruscello principale: questo fenomeno è
noto come "ruscellamento".
Fenomeni geomorfologici localizzati sono le frane e gli scoscendimenti:
in un territorio prevalentemente montano come è la Liguria,
e in particolare la Val Trebbia, frane e scoscendimenti sono un
pericolo costante, che finisce per essere determinante nella scelta
delle strade e degli insediamenti abitativi.
Mentre gli scoscendimenti sono frequenti un po' dappertutto, dove
le pendenze dei versanti sono più elevate, tra le frane possiamo
citare quelle della Luvega, dei Moglioni e del Bric Rondanina. L'erosione
dovuta ai corsi d'acqua, o erosione torrentizia, porta alla individuazione
di un reticolo idrografico. Sulla carta geografica della Val Trebbia
possiamo individuare il corso d'acqua principale (il Trebbia) e
i numerosi corsi d'acqua secondari che vi si immettono più
o meno perpendicolarmente.
Il fiume Trebbia, nella parte più alta della valle, scorre
tra pareti ripide, quasi verticali, individuando gole e forre di
bellezza talora suggestiva.
I suoi piccoli affluenti scendono rapidi sul letto roccioso di vallette
scoscese: sono ricchi d'acqua in autunno e alla fine dell'inverno,
asciutti o quasi dopo un'estate siccitosa. Essi scavano nella roccia
più o meno profondamente, a seconda della velocità
dell'acqua e della natura della roccia stessa.
L'erosione dei corsi d'acqua agisce non solo in profondità,
ma anche lateralmente. L'erosione laterale diventa evidente quando
il flusso della corrente si sposta dall'una all'altra' sponda, scavandone
ostinatamente la base; dalla parte opposta, la corrente, meno forte,
tende a depositare i sedimenti, formando le cosiddette alluvioni:
le bancate di ciottoli di diversa natura, lungo la Trebbia, assumono
forme allungate, a lente, a mezzaluna, a seconda della corrente,
della vegetazione, dell'andamento del fondo.
Sul letto roccioso di alcuni corsi d'acqua (come il Terenzone e
il Pescia) è possibile osservare talvolta caratteristiche
forme di erosione, rappresentate da cavità più o meno
circolari di diversa profondità e di diverso diametro.
Sul fondo di queste conche, chiamate "marmitte dei giganti",
si possono trovare spesso ciottoli arrotondati, i quali, col loro
movimento circolare dettato dalla corrente, contribuiscono a modellare
la forma rotonda delle conche.
Forse però le più importanti forme di erosione torrentizia,
almeno sotto il profilo paesaggistico, sono i meandri.
Un meandro si forma quando il fiume scorre lento, in pianura, quando
la pendenza è minima; se però in seguito il livello
del mare si abbassa, il corso d'acqua riprende velocità,
e inizia nuovamente a scavare, seguendo l'andamento dell'antico
letto, dalla forma sinuosa.
Con questo meccanismo, si possono formare col tempo i "meandri
incassati" tra ripide pareti di roccia, come si possono ammirare
all'altezza di Trebbie Burche e, ormai in territorio emiliano, poco
prima della confluenza con l'Aveto.
Un fenomeno di cattura o di captazione di un corso d'acqua è
osservabile presso Laccio. Per comprendere tale processo bisogna
ricordarsi che l'erosione diretta di un torrente procede scavando
all'indietro: nel caso di due bacini imbriferi separati da un sottile
crinale di spartiacque, può accadere che uno dei due torrenti,
dalla maggiore azione erosiva, riesca a "catturare" la
parte più alta dell'altro torrente.
.In tal caso è stato il torrente Scrivia che ha catturato
il Laccio, il quale costituiva la parte alta del torrente Bisagno.
Sulla carta si nota infatti che il torrente Laccio piega bruscamente
verso occidente, in direzione di Montoggio, andando a costituire
il torrente Scrivia.
Nelle zone calcaree sono presenti le doline, con cui si identificano
alcune depressioni, avvallamenti del terreno, o conche non attraversate
dal corso d'acqua, né completamente, né parzialmente.
Derivano in genere dal crollo del soffitto di grotte e dal loro
successivo riempimento.
La forma e le dimensioni delle doline possono essere variabili;
sul loro fondo, l'acqua è stagnante e favorisce l'impianto
della vegetazione tipica delle zone umide. Un bell'esempio di dolina
è quello di Pian della Cavalla.
In Liguria non esistono fenomeni evidenti legati al passaggio delle
glaciazioni: non si incontrano quindi valli glaciali, laghi di origine
glaciale (a parte la piccola zona della Agoraie, in val d'Aveto),
né sbarramenti morenici di grandi dimensioni.
In val Trebbia, osservazioni geomorfologiche riconducibili alle
glaciazioni riguardano in pratica soltanto le pendici del monte
Roccabruna, dove la presenza di una torbiera può offrire
spunti interessanti intorno alla ricostruzione degli eventi climatici
della nostra regione.
(Articolo tratto dalla pubblicazione "Itinerari naturalistici"
della Comunità Montana Alta Val Trebbia)
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