In questi ultimi anni si è assistito
ad un graduale ripopolamento faunistico della Val Trebbia, fenomeno
che del resto interessa tutta la regione appenninica. E' facile
mettere in relazione l'aumento della fauna con il calo demografico,
che ha letteralmente decimato il numero di presenze umane, soprattutto
nelle zone più alte e difficilmente accessibili.
La fauna selvatica ha sempre trovato nella vicinanza dell'uomo
il suo rischio, la minaccia limitante, e non solo per le specie
cacciate. Il lavoro dell'uomo modificò il territorio,
sia come effettiva riduzione dello spazio a disposizione degli
animali, sia come intervento sulla copertura vegetale al fine
di ottenere pascoli nelle zone più alte, coltivi nei
pendii esposti al sole e, dove possibile, boschi a fustaia in
sostituzione dei cedui; in questi si favoriva la crescita di
una sola essenza tramite i continui interventi di pulitura e
taglio, come nei castagneti o nelle faggete.
Oggi l'aspetto del territorio sta mutando ed in misura rapida
e rimarchevole. Ascoltando le descrizioni che gli abitanti dei
nostri paesi fanno dei luoghi, si capisce quanti siano stati
i cambiamenti: ampi pascoli e ampie zone coltivate erano state
strappate al bosco che oggi sta riguadagnando i fianchi montuosi
che gli erano stati sottratti.
Questo ritorno ad un ambiente "naturale" e spontaneo
ha, indubbiamente, un forte effetto sulla popolazione animale.
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Come
prima conseguenza si è assistito alla crescita
del numero di esemplari delle singole specie. Per quanto
riguarda il numero delle specie presenti il discorso è
più complesso e bisognerà attendere un tempo
più lungo per ottenere dati certi e significativi.Esiste
la possibilità di un ripopolamento naturale di
specie un tempo scomparse come è accaduto nel caso
del cinghiale. Esso era presente sulle nostre montagne
fino al '700 e scomparve dopo spietate cacce. Il ripopolamento
è iniziato pochi decenni or sono, dalle estreme
regioni occidentali della Liguria e dal Sud della Francia.
Ora la sua presenza è veramente massiccia, tanto
che viene cacciato per diversi mesi dell'anno.
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La presenza del lupo era segnalata fin verso il 1850. La sua scomparsa
coincise con il periodo in cui queste zone dovettero sopportare
il maggior peso demografico, cioè la seconda metà
del secolo scorso.
Fino
a quell'epoca abbiamo pochissime notizie circa la fauna
che popolava questa regione.
Tra gli uccelli appartenenti alla famiglia dei rapaci
sono presenti la poiana (Buteo buteo) che camminando in
silenzio a volte si riesce a sorprendere appollaiata su
qualche albero ai margini del bosco, il gheppio (Falco
tinnunculus) che si può osservare per lungo tempo,
fermo nello stesso punto del cielo, in cui si fissa con
un veloce battito d'ali. Inoltre sono presenti lo sparviere
(Accipiter nisus) ed il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus).
Numerose sono le ghiandaie che sfrecciano veloci, spesso
con un frutto di quercia nel becco.
Presso i torrenti le specie più frequenti sono
il merlo acquaiolo (Cinclus cinclus), il corriere piccolo
(Charadrius dubius), la ballerina bianca e gialla (Motacilla
alba e Motacilla flava) ed il martin pescatore (Alcedo
atthis).Gli esemplari di pernice rossa (Alectoris rufa)
sono in diminuzione a causa della progressiva scomparsa
dei coltivi. Numerosi sono i picchi verdi (Picus viridis). |
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Tra
i mammiferi di maggiori dimensioni, oltre al ripopolamento
del cinghiale, c'è stato quello dei daini (Dama
dama) ed in alcune zone dei caprioli (Capreolus capreolus).
Compaiono anche la volpe (Canis vulpes), il raro tasso
(Meles meles), la faina (Martes foina) e la donnola (Mustela
nivalis). Tipici abitatori dei boschi sono lo scoiattolo
(Sciurus vulgaris), il ghiro (Glis glis) e il moscardino
(Muscardinus avellinarius). Più incerta è
la presenza della puzzola (Putorius putorius) mentre è
facile, soprattutto di notte, imbattersi nella lepre (Lepus
europaeus). |
I corsi d'acqua, ancora puliti, nella loro
parte più alta sono popolati dalla trota fario (Salmo
trutta fario) e dal vairone (Telestes souffia muticellus) che,
ancor più della prima predilige le acque limpide, non
inquinate. Più a valle, dove la corrente è meno
impetuosa, abbondano i barbi (Barbus plebejus) ed i cavedani
(Leuciscus genei).
Un posto distinto spetta agli anfibi; questi piccoli animali
passano spesso inosservati o non vengono considerati, in parte
perchè si trovano in luoghi non sempre facilmente accessibili,
in parte perchè per molti non sono gradevoli alla vista.
In realtà sono estremamente interessanti per le loro
forme, per i loro colori, a volte sgargianti, e perchè
alcuni sono tipici delle zone montane ed abbastanza rari. Tra
questi il tritone appenninico (Triturus alpestris apuanus),
la salamandra (Salamandra salamandra), la salamandrina dagli
occhiali (Salamandrina terdigitata), il geotritone (Hydromantes
italicus), un endemismo dell'Appennino settentrionale. Tra gli
anuri sono tipici della zona montuosa la rana appenninica (Rana
greca) e la rana montana (Rana temporaria) che vive a quote
superiori ai 1200 m. La rana appenninica ha in questa regione
il suo estremo limite settentrionale di diffusione.
Fra i rettili, oltre alla comune vipera (Vipera aspis), è
stata segnalata una specie non comune , la biscia viperina (Natrix
maura).
Forse il futuro ci riserverà qualche sorpresa. A quelle
presenti potrebbe aggiungersi qualche altra specie e magari,
in un ritrovato ambiente naturale, farà ritorno ai luoghi
un tempo abitati.
(Il testo è tratto dal volume "Un'isola fra i monti"
di Fabrizio Capecchi, Edizioni Croma 1990)
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