Da sempre, il primo
problema della Val Trebbia e dei suoi paesi è stato quello
delle comunicazioni con le città e i centri maggiori.
Non è un caso che una volta risolti, dal dopoguerra in poi,
il problema delle comunicazioni tra tutti i centri abitati e il
fondovalle, sia rimasto tra gli impegni delle Amministrazioni Comunali,
primo fra tutti, l'ammodernamento della statale 45 per assicurare
la possibilità di raggiungere nel più breve tempo
possibile la città di Genova.
Un obiettivo solo parzialmente risolto sia con le opere sulla strada
(prima fra tutte la galleria tra Torriglia e Val Trebbia intitolata,
non a caso, alla Madonna di Montebruno che di quasi miracolo si
è trattato) sia con una razionalizzazione faticosa del servizio
pubblico dei trasporti.
Ma nei casi di estrema urgenza, nei casi in cui sono in ballo la
salute e la vita stessa delle persone, neppure una autostrada sarebbe
sufficiente. Infatti, nonostante l'abnegazione e il sacrificio dei
servizi sanitari esistenti, spesso occorre raggiungere in tempi
brevissimi le strutture ospedaliere della città.
Una volta non era così e, purtroppo, si moriva per l'impossibilità
di interventi adeguati e tempestivi. Ricordo sempre quando nel primo
dopoguerra, in inverno nel paese di Fascia, sepolto dalla neve,
il Silvio ebbe un attacco di peritonite. Venne chiamato il medico
condotto a Montebruno che, nonostante le difficoltà, si precipitò
a piedi sul posto, ma non si poteva fare altro, se non tentare un
ricovero in ospedale per una urgente operazione.
Tutto il paese si mobilitò. Alcuni partirono subito con le
pale per ampliare la "calà", lo stretto sentiero
scavato nella neve che serviva al transito giornaliero del postino.
I più robusti, dopo qualche tempo, misero il malato su una
barella di fortuna, che serviva in casi simili, e partirono alla
volta dei Due Ponti. Alla Cappelletta di S.Rocco c'erano già,
con le loro pale, gli uomini di Carpeneto, preavvertiti da una staffetta
(non c'era il telefono) che aveva sistemato il passo, e così
via sino ai "confini" con Cassingheno dove una parte degli
abitanti aveva già ampliato il sentiero mentre un'altra parte
operava già sul sentiero che scendeva sulla statale. Il malato,
sempre accudito dal medico, arrivò così ai Due Ponti
da dove, in qualche modo venne portato al "Galliera"
e, poiché tutto si risolse bene, finì in una grande
festa.
Quelli erano i nostri paesi, dove la solidarietà superava
ogni barriera. Oggi si chiama l'elicottero che, compatibilmente
con le condizioni atmosferiche, arriva in breve tempo, che però
talvolta non sa o non può atterrare.
Si perde tempo prezioso per portare la persona che ha bisogno di
cure urgenti nelle strutture che possono salvarlo.
Ed allora il Comune di Fascia, per quanto di sua competenza e con
l'aiuto della Provincia, ha realizzato in Località Costalta,
al baricentro del territorio comunale una piattaforma attrezzata
per l'atterraggio degli elicotteri. E' già servita lo scorso
anno quando un bimbo di tre anni ha ingoiato una biglia e rischiava
il soffocamento.
Dopo circa venti minuti dalla chiamata al 118, il bimbo era già
ricoverato al Gaslini grazie all'intervento dell'elicottero dei
Vigili del Fuoco ed alla tempestività del trasferimento sulla
piazzuola sita a circa 3 Km dal paese.
Ma la piattaforma non serve (anzi si spera che non serva più)
solo per i casi di interventi di somma urgenza di natura sanitaria,
ma può servire anche per il trasporto di materiali per la
realizzazione di opere e, perché no, avere una funzione turistica,
soprattutto ora che l'Osservatorio Astronomico di casa del Romano
si avvia a completamento
In fondo non si è trattato di un'opera impegnativa. Basta
un ampio spiazzo con un fondo consolidato e asfaltato, una manica
a vento, alcuni segnali e si rende alla propria comunità,
un servizio talvolta decisivo, per la stessa vita delle persone.
Elvio Varni
(Questo articolo è stato tratto dal N° 9 del 06/03/08
del settimanale "La Trebbia")
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