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Discariche abusive nei boschi, i volontari iniziano la bonifica
Torriglia. Una vallata tra le più belle, la Val Trebbia. Uno dei territori più incontaminati ed esenti da inquinamenti post moderni. Peccato che, purtroppo, all'inciviltà degli umani non ci sia mai fine, e che nella fattispecie questa si sfoghi con l'invasione di alcuni boschi tra i più suggestivi di questa vallata, ai margini dei quali qualche malconsigliato si diletta a rovesciare rifiuti di vario genere. Nelle frazioni di Gorreto, di Torriglia, da Fontanarossa al Ponte Trebbia, ai margini dei faggeti e dei castagneti, alcuni volonterosi hanno fotografato gli scempi: cataste di copertoni di auto e autoarticolati, frigoriferi, rottami vari, rifiuti di ogni genere, per non parlare delle solite cartacce, lattine e simili. Stupidità nella stupidità, portare quassù tutta questa rumenta è anche un impegno non da poco. Sono indigeni, i colpevoli? Sono "foresti" di malacreanza? Si propende più per la seconda ipotesi, e mentre i valligiani lanciano strali contro i disturbatori dell'ecosistema, partono anche le squadre di pulizia.
Dopo il censimento è iniziata la bonifica, ad opera di alcuni volontari. Una delle operazioni atte a rimuovere le discariche abusive in valle è partita da un gruppo di cacciatori, e più precisamente la squadra 52 di Fontanarossa, che non si è limitata allo sport regionale del mugugno libero, ma si è rimboccata le maniche, e ha dato il via all'operazione repulisti, cominciando dal fosso di Passo Romano. Armati di trattore e verricello, i cacciatori-ecologisti hanno fatto piazza pulita di copertoni, boiler, cucine, materassi, reti sfondate eccetera, e hanno rimesso a nuovo quella che ormai era una discarica a cielo aperto.
A fasi alterne, altri volonterosi si occupano di ripulire dove l'altrui inciviltà lascia i suoi indecorosi segni, ma le segnalazioni di nuovi abbandoni di materiali ingombranti lungo le sponde del Trebbia (e non solo in terra ligure, ma anche oltre il confine piacentino, verso Bobbio e Ottone) si moltipllcano. Soluzioni preventive, a quanto pare, non se ne trovano: monitorare il territorio appare improponibile, confidare nella nascita di una coscienza ecologica da parte di chi rinnova il parco elettrodomestici consegnandoli alla natura sembra ancora più utopistico. Restano i controlli e le sanzioni, difficili però in un territorio così vasto.

Mara Queirolo

(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del 05/01/06)