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La statale 45 è la strada delle discariche
Vittime: cin
C'è un cartello beffa sulla strada che dalla statale 45, alla deviazione per Davagna, porta alla frazione Cavassolo, seguendo un torrentello che si chiama Rio Canate.
Il cartello dice "Davagna è bella: rispettatela", il tutto a caratteri cubitali. Poi prosegue: divieto di deposito rifiuti, severe multe ai trasgressori, ecc. Fornisce anche utili e particolareggiate indicazioni su come disfarsi civilmente di rifiuti ingombranti, elettrodomestici, eccetera.
Bene. A pochi metri di distanza la civiltà viene subito messa in pratica alla grande: e ai lati di una stradina bella da non dirsi, amata da molti jogger, in mezzo ad acacie, pini marittimi, castagni, faggi e querce, si trova abbondante materiale da discarica. Abbandonate qua e là, ma accortamente non tutte in un solo sito, carcasse d'auto e frattaglie arrugginite di vecchi motorini. Un materasso, una rete, due copertoni fradici. E non è solo qui, la strada della vergogna. Girovagando su per la 45, e spingendosi anche in Alta Val Trebbia, tra Torriglia, Chiaravagna, Montebruno, la situazione non cambia, se non in peggio. Dovunque ci sia una piazzola, si butta qualcosa. E se non c'è, via, si scarica nel greto del torrente, povero Trebbia. Bombole del gas vuote (almeno si spera), vecchie poltrone, sedie impagliate. Cucine economiche, frigoriferi, televisori. Tavolini a tre gambe, latte di vernice, computer. Perfino lo scheletro di un rimorchio, ancora con le ruote, il pachiderma dei rifiuti fin qui trovati e fotografati. La 45 è punteggiata da mini discariche, un po' dappertutto. Le più numerose - e vergognose - in prossimità di Bargagli, e poco prima di Buffalora, dopo Torriglia, andando in direzione di Piacenza; e poi ancora sulla strada provinciale 15, in prossimità delle frazioni Donetta e Garaventa, vicino a Torriglia. Sia sul ciglio della strada, che giù nel fiume. Il problema è annoso, si dirà. È vero. Annoso e ahimé irrisolto. Perché di pratico c'è davvero poco da fare. Tutti i Comuni, da quello di Genova a quelli della Val Trebbia, Valle Scrivia e Alta Val Bisagno, offrono la possibilità di ritirare i rifiuti ingombranti, con poca spesa e zero impatto ambientale. Ci sono anche diverse "isole ecologiche" dove si possono riversare senza problemi, invece di sbatterli giù dalle scarpate o in mezzo a un castagneto. Ma non c'è niente da fare. L'istinto vandalico ha la meglio sulla ragione, e i nuovi barbari scelgono la soluzione più idiota. Chissà, magari nella loro imbecillità si divertono pure, nello sport del lancio della rumenta in uno dei territori della provincia più belli e salubri che ci siano. E la novità sta nel fatto che fino a qualche tempo fa si facevano cumuli di rifiuti in un posto solo, ora si preferisce diversificare: poca schifezza per volta, ma spruzzata ad arte qua e là. I Comuni, le istituzioni in genere, i tutori dell'ordine, sono impotenti, è difficile beccarli sul fatto, sarebbe necessario un appostamento costante, ma è ovviamente impossibile: non ci sono soldi, uomini, mezzi. Viene da ridere davanti a chi straparla di nuova coscienza ecologica. Da queste parti in epoca romana è passato anche Annibale, elefanti compresi. Facile ipotizzare che lui e i suoi eserciti abbiano fatto meno danni.

Mara Queirolo

Bidoni di pittura abbandonati in località Donetta
Bombole a gas e sanitari abbandonati in Val Trebbia
Un rimorchio abbandonato ai bordi della Statale 45


(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del 06/11/07)