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Famiglia:
Fagacee
Habitat: In Italia è presente in tutte le
regioni nell'area collinare e sub-montana, su terreni a
reazione acida.
Fusto: Può raggiungere i 30 m di altezza e
i 6-8 di diametro del tronco. Chioma allungata e allargata,
lobata in alto; piante giovani a chioma piramidale.Tronco
diritto ramificato in alto; corteccia grigio-scura e solcata
a spirale e reticolata; nelle piante giovani bruno-rossastra
e liscia. Fogliame deciduo
Foglie: Foglie semplici, lineari lanceolate di 10-20
cm , con margine seghettato e apice appuntito; inserimento
alterno sui rametti.
Fiori: Infiorescenze unisessuali; quelle maschili
a glomeruli riuniti in lunghi amenti di 10-20 cm , rigidi,
poste all'ascella delle foglie, di colore bianco crema;
quelle femminili solitarie o 2-3 alla base dell'infiorescenza
maschile avvolte dalla cupola (riccio) spinescente; fioritura
a giugno.
Frutti: Frutti rappresentati da noci dette "castagne",
interamente rivestite da una cupola spinosa (riccio) che
a maturità si apre per liberare lle castagne contenute |
| Corteccia |
Foglie |
Fiori |
Frutti |
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| Fotografie di Pietro
Gusso gentilmente offerte dal sito http://digilander.libero.it/alberiitaliani |
Il nome deriva dal greco "kastanon".
Il castagno è un albero caducifoglie, molto longevo (fino
a 1000 anni), che può raggiungere i 30 m di altezza e i
6-8 di diametro del tronco.
Il castagno è di temperamento mesofilo, quindi intermedio,
sia nei confronti della temperatura che dell'umidità. E'
di rapido accrescimento e non ha particolare esigenze nei confronti
della luce essendo semisciafilo.
L'areale originario è difficile da ricostruire perchè
la pianta da tempi antichissimi è stato diffuso per il
frutto in molti paesi. Di origine orientale, allo stato spontaneo
si trova in una vasta area mediterranea dal Caucaso alla penisola
Iberica. In Italia il suo indigenato appare molto probabile.
Fino a qualche decennio addietro la sua diffusione era assai maggiore,
in seguito è stato colpito da varie malattie tra cui il
mal dell'inchiostro ed il cancro corticale, quest'ultimo particolarmente
aggressivo e vero responsabile del degrado dei castagneti, quindi
del loro abbandono.
Fino ad una cinquantina d'anni fa il castagno era considerato
il perno dell'economia nelle zone montane, sia per l'alimentazione
umana e del bestiame e sia per i vari usi del suo legno e del
suo fogliame. Una pianta preziosa, dunque, che oggi però
stenta a ritrovare una destinazione produttiva. Solo in poche
zone d'Italia, infatti, il castagno è razionalmente coltivato
per suoi frutti.
Il legno, di lunga durata, è ricercato per fabbricare mobili,
doghe per botti, travature e soprattutto pali.
La produzione di legname da opera è un fatto locale nelle
zone a maggior vocazione, mentre il ceduo da paleria resiste laddove
c'è ancora richiesta per questo prodotto, quasi completamente
soppiantato con palerie di altro genere. Mentre per le fustaie
di castagno bisogna far riferimento a quel che rimane degli antichi
castagneti da frutto e non si hanno dati certi sull'effettiva
estensione territoriale, per il ceduo il dato nazionale è
attestato intorno ai 375.000 ettari pari a circa il 10% del totale
dei boschi cedui.
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