Discorso semi-storico con
beneficio d'inventario |
e montagne fra il Trebbia e lo Scrivia videro il passaggio
di Annibale e del suo esercito. Sebbene in queste occasioni
storia e leggenda spesso si confondano, e vi siano contrastanti
versioni sugli itinerari seguiti dai Cartaginesi e sui
luoghi in cui si soffermarono più a lungo, i riferimenti
certo non mancano. Inoltre alcuni ritrovamenti sono suggestivi
e lasciano spazio alla fantasia.
In Alta Val Trebbia vi sono alcune località i cui
nomi presentano un notevole parallelismo con toponimi
cartaginesi: così a Cartisegna, fa riscontro Cartagine;
a Zerba l'isola di Djerba, nel Golfo di Gabes, di fronte
alle rovine di Cartagine; al Monte Penice il nome latino
dei cartaginesi: "phoenices" ossia fenici.
Si può anche ricordare che Annibale apparteneva
alla famiglia Barca, ed abbiamo il villaggio di Barchi,
e che, etimologicamente, Carpeneto significa "casa
dei cartaginesi" (da car=casa, villaggio e phoenices=cartaginesi).
La leggenda tramanda che Annibale si fosse spinto fin
sulla cima del Monte Lesima per decidere la via da far
prendere al suo esercito nell'attraversare gli Appennini.
Scivolando sui fianchi ripidi del Lesima si sarebbe ferito
ad una mano; dalla frase "lesae manus" deriverebbe
il nome del monte.
Ad ulteriore testimonianza di queste antiche leggende,
va notato che una vecchia carta degli Stati Sardi distingue
la mulattiera di cresta del Passo del Brallo a Cima Colletta,
che proseguiva fino al paese di Pey, con il nome di "strada
di Annibale".
Queste analogie, anche se possono far riflettere, non
bastano da sole a giustificare l'affermazione che i cartaginesi
abbiano avuto degli stanziamenti nella zona, ma la storia
ci permette di trovare argomenti per ampliare il discorso.
Nel 213 a.C., vi fu, in Alta Val Trebbia, una battaglia
campale tra i cartaginesi di Annibale e le legioni romane
dei consoli Sempronio e Scipione; l'esatta località
dello scontro non è determinabile poichè
la descrizione del terreno, tanto in Livio che in Polibio,
è adattabile a più di una località.
Può forse aiutare la considerazione che esiste
un passo di Oramala (cioè ora infausta, a causa
della sconfitta romana): ma in questo caso, davvero, la
storia non si può fare con i toponimi. Non è
comunque determinante, per noi, stabilire che lo scontro
sia avvenuto in una località piuttosto che in un'altra:
ciò che può interessare sono le conseguenze
della battaglia.
I vincitori cartaginesi lasciarono, certamente, delle
guarnigioni nella zona, sia per difendere i territori
conquistati, sia per permettere ai feriti, e feriti ve
ne furono di certo in uno scontro che impegnò circa
45.000 uomini, di ristabilirsi.
I montanari liguri, da poco sottomessi a Roma (non bisogna
dimenticare che Genova divenne città romana solo
dopo la distruzione di Magone nel 211), non videro certo
di malanimo i vincitori dei loro "padroni",
ma anzi è presumibile che legassero subito con
i nuovi conquistatori.
Si può dunque ipotizzare che i cartaginesi feriti
di guarnigione, si siano stanziati nelle zone, fondando
villaggi e fondendosi con le popolazioni locali.
Si spiegano così le analogie toponomastiche, si
spiega anche il ritrovamento ad Arpe di una moneta cartaginese
piuttosto rara, uno sciclo.
Naturalmente quanto sopra esposto ha valore unicamente
come ipotesi; tuttavia toponimi, ritrovamenti e perchè
no?, anche la tradizione popolare che parla di Annibale
nelle zone sono fattori che, non contrastando con i dati
storici, anzi collimandovi, possono anche aprire qualche
prospettiva d'indagine.