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Cappellette da salvare
Cappellette da salvare
Un patrimonio imponente e splendido delle valli appenniniche che sta avviandosi sempre più rapidamente verso il degrado è il numero elevato di cappellette nei boschi, sui monti, lungo gli antichi sentieri e comunque nelle località che da sempre hanno ispirato nell'uomo il senso del divino.
Certo, non è semplice per l'ente pubblico di farsi carico anche del restauro e della conservazione di un patrimonio quanto mai vasto. Il problema s'impone, quindi, all'attenzione di quei gruppi di volenterosi pronti e disposti al loro contributo volontario in termini di ore e di lavoro.
Anni fa si è provveduto al censimento di tutte le chiese ed edicole religiose sparse sul territorio della Comunità Montana Alta Val Trebbia, realizzando anche una mostra fotografica permanente nel Convento di Montebruno che permette una valutazione sulle più malridotte e sulle più interessanti sotto il profilo artistico e paesaggistico.
Fascia - Cappelletta
La cappelletta nella fotografia è al centro del primo nucleo abitativo di Fascia e si erge sopra l'antico pozzo del paese.
A Fascia, ancora oggi, si racconta un'antica storia. Sotto l'attuale strada Fascia-Carrega, poco prima della Casa del Romano, vi è, oggi sepolta sotto il prato ma ancora identificabile nella sua forma, una cappella. Tale costruzione è sorta a fianco di una sorgente e ha l'abside rivolta a oriente. Il luogo è ancora oggi chiamato "Convento".
La leggenda vuole che vi abitassero i frati i quali assistevano i viandanti in quello che poteva ben essere un "hospitale" religioso. Un anno la neve fu così abbondante e il clima così rigido che i frati furono costretti ad abbandonare il luogo e a scendere a Fascia. Ancora oggi al centro del paese, nei pressi dell'antico pozzo sul quale è stata costruita la cappelletta e attorno al quale è forse sorto il paese vi è "a Cà di Fratti".
La cappelletta mostrava l'usura del tempo; sarebbe stato un peccato lasciare morire un pezzo di tradizione.
I cacciatori di Fascia (cacciatori di lepri) Guido, Ginetto, Antonio e Gino, tutti Varni, si rimboccarono le maniche.
In breve, con lavoro volontario, realizzarono il nuovo tetto in ardesia, la stuccatura delle pietre, l'intonaco e la tinteggiatura.
L'esempio di questi "volonterosi" che amano veramente il loro paese è stato di stimolo e traino anche per i villeggianti che, in estate, sotto la direzione di Guido e l'assistenza, solo morale, di Mauro e di Elvio, hanno recuperato un'area messa a disposizione della parrocchia per i giochi dei bambini.
Gli sforzi congiunti di questa piccola comunità, che merita il plauso, hanno prodotto risultati.
Ora altre cappelle ricche di storie, leggende e devozioni attendono che l'incuria lasci il posto all'interesse che, in effetti, si sta risvegliando.

Don Pietro Cazzulo

(Questo articolo è stato tratto dal N° 42 del 30 Novembre 2000 de "La Trebbia")

La storia delle cappellette nel museo di Montebruno
Sono talmente tante che hanno meritato perfino un'ala di un museo. Sono le cappelle, cappellette e edicole votive sparse nella Val Trebbia, documentate fotograficamente nel museo dell'ex convento di Montebruno.
Secondo il personale cen-simento di Don Pietro Cazzulo, parroco itinerante della vallata e vera e propria enciclopedia umana del territorio, ammontano ad un paio di centinaia, sessanta delle quali sono state restaurate in anni recenti. Segno della profonda religiosità della gente di queste parti, strettamente connesse con la storia della Val Trebbia e dei suoi abitanti, sono tra l'altro quasi tutte ben conservate, spesso grazie al lavoro dei volontari e a qualche intervento dall'alto, sollecitato dallo stesso don Pietro.
«Citarle tutte è impossibile, ci vorrebbe un grosso volume - spiega il sacerdote - posso limitarmi ad illustrarne alcune. La più caratteristica è quella dedicata a San Rocco a Casa del Romano, eretta nel 1836 dopo la fine dell'epidemia di colera. E' piuttosto grande, recentemente abbiamo rifatto il tetto, e a breve saranno a posto anche la facciata e gli interni. Dietro la cappelletta ci sono anche le Tre Croci, che erano semidistrutte e che sono state salvate dall’Ente Parco dell’Antola e che ricordano la morte di tre viandanti che venivano dalla Lombardia». San Rocco è molto gettonato da queste parti tanto che i devoti gli hanno dedicato altre due cappellette: una a Propata e l'altra a Fascia. «La prima risale alla fine del '500. La tradizione vuole che sia stata il primo luogo di culto della zona». Tra le tante altre, impossibile non citare la "cappella della Gallina", sul crinale tra la Val Pentemina e la Valbrevenna.

Mara Queirolo (Secolo XIX)