Se il nostro pensiero va alla grama esistenza
che in questi monti si trascinava nel secoli passati si può
capire meglio il valore e l'evoluzione del canestrello.
Consideriamo che solo mezzo secolo fa sull'albero di Natale
si appendeva al massimo qualche arancio o mandarino e quindi
possiamo intuire la cura, l'attenzione e la parsimonia con
cui le nostre nonne mescolavano i preziosi ingredienti.
A tutto questo aggiungiamo il fatto che qualche secolo fa
in queste zone i cereali più coltivati erano segale,
veccia, scandella, la presenza del frumento e quindi di farina
bianca era ben rara.
Abbiamo ancora notizia del canestrelletto giallo o di farina
di melica.
Con questa premessa si può certo considerare molto
antica la presenza di questo dolce nel nostri monti.
Si rileva traccia di rotelle o "ruette" come nei
paesi fliscani si definiscono i canestrelli persino nella
monetazione della Repubblica Genovese del Sec.XIII quale simbolo
di abbondanza.
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La prima
coniazione del Genovino d'oro da parte della Repubblica
Genovese si registra nel 1252 in connessione con l'attività
mercantile di Tedisio e Nicolò dei Fieschi di
Torriglia e di Opizzo dei Fieschi di Savignone, fratelli
e nipote del Papa Innocenzo IV che gestivano una società
operante nel mediterraneo occidentale.
Questa società che fruttò enormi guadagni
ai Fieschi, si procurò un punto d'approdo vicino
alla zona aurifera di Palola.(insula palola ubi aurum
colligitur) il che permise di acquisire grandi quantità
d'oro da introdurre sul mercato genovese.
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Fu quindi possibile coniare dopo tanti
secoli bui, primi nell'Italia di quei tempi, una moneta d'oro,
il Genovino, che fatto curioso, porta impressa l'immagine
di ben sette canestrelli a sei punte, simbolo di abbondanza.
A conferma di questa tesi sappiamo che a Crevacuore, paese
del Biellese, esiste un dolce tipico molto apprezzato e ben
commercializzato: il Canestrello.
La probabile connessione fra le due comunità sta nei
comuni feudatari, I Fieschi del Ramo di Torriglia, signori
di Masserano e Crevacuore.
Prima
traccia documentale certa del canestrello risale al
1576 quando un mulattiere viene accoltellato e derubato
della merce che trasportava sulla "via pubblica"
della Trebbia "in mira del Casone dei Donderi"
nella lista appare anche "un cavagno di damasche
e canestrelli".
L'antica ricetta del canestrelletti di Torriglia é
questa:
Farina.....libbre, zucchero.....oncie,burro.....oncie,
4 rossi di uova, liquore e limone gratuggiato.
Sappiamo che le once e le libbre sono misure in uso
nella Repubblica di Genova sino ai primi dell'ottocento
quando l'adesione al sistema metrico le sostituisce
con quelle attuali.
Sappiamo ancora che a fine Settecento gli iscritti alla
Confraternita di S.Vincenzo di Torriglia pagavano ogni
anno “una mutta” (sorta di moneta piemontese)
e ricevevano |
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un canestrello.
I primi tentativi di commercializzazione del prodotto risalgono
al 1820 quando la Signora Maria Avanzino detta Pollicina sposava
Giuseppe Dondero, proprietario del primo Bar Caffè
di Torriglia aperto in Via Roma, dotato di pianoforte e frequentato
dai notabili e dalle autorità del paese e da questi
battezzato "Aragno", bar allora illustre a Roma
e iniziava la vendita fra gli avventori.
Attualmente l'attività di produzione del Canestrello
di Torriglia protetto da Marchio registrato è svolta
da otto produttori ( Un laboratorio, due pasticcerie, due
forni pasticceria e tre rivendite di commestibili )
Mauro Casale Vice Sindaco di Torriglia - E-mail: maurocasale@yahoo.it
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U’CANESTRELETTU
o Canestrello di Torriglia |
È
un dolce tipico di questa zona molto conosciuto in tutta
la Liguria.
Ingredienti:
300 gr. di fior di farina, 1 rosso d’uova fresche,
250 gr. di burro "da donne", 100 gr. di zucchero.
Eventuali aggiunte: liquore, scorza di limone grattugiata.
Preparazione:
Impastare il tutto, lasciar riposare un po’, fare
una sfoglia alta un centimetro, tagliare con la forma
ad sei punte, e spennellare con il bianco d’uovo
prima di infornare. Mettere in forno per 20 minuti a
140°. I canestrelli non devono diventare troppo
scuri.
Importante
Prima di consumarli, spargerli di zucchero a velo.
Si addice un buon vino moscato fresco di cantina.
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