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Autunno (di Giulio Saccomandi)
Rosso, arancio, giallo, verde, marrone, eccoli sbocciati tutti assieme i colori del mio autunno. Sono i miei colori, quelli preferiti. Me li mostra l’albero amico. Me li donano i monti che circondano il mio paese. Me li porta una foglia di castagno sospinta dal vento di scirocco, che volteggia nell’aria, s’impenna verso l’alto, punta al suolo ma trova ancora una bava d’aria, supera un monticello di letame e, finalmente, si posa strisciando sul tappeto di mille altre foglie colorate e ancora vola spinta da un altro improvviso soffio di scirocco. Provo ad acchiapparla in volo, la mia foglia ma non ci riesco. E’ come se il vento, birichino, si divertisse a soffiarla verso di me per poi allontanarla, spingerla in alto, in basso, di lato. E’ come se la foglia fosse un piccolo aquilone legato ad un filo invisibile. E il filo fosse manovrato da uno gnomo, giocherellone che si nasconde dietro una siepe e si burla di me. E io sto al giuoco. E rincorro la foglia che s’alza, s’abbassa, volteggia, sta per cadere, sfiora il terreno e si alza ancora. E passa il tempo nel mio bosco, in mezzo ai miei profumi, effluvi di muschio, odore di funghi, sapore di montagna. Ce ne è voluto di tempo per mettere insieme un bel po’ di castagne. Saranno di sicuro sei o sette chili e sono belle e grandi. Luccicano per terra e quando mostrano il sedere ti pare di vedere tanti occhi che, immobili, ti scrutano. Respira il bosco. E con il corpo chino verso terra, ripeto lo stesso atavico movimento di sempre. Raccolgo il pane dei poveri, la leccornia dei ricchi. Raccolgo le castagne. Castagne grandi, castagne piccole, castagne morsicate da un roditore, castagne con il vermetto bianco dentro. E’ il tre ottobre 2005 e il cielo è grigio. Lo scirocco sbuffa le nubi basse dalle cime dei monti. Paiono fumo di treni d’un tempo ormai lontano. In mezzo a queste montagne poco ha cambiato il trascorrere dei secoli. Certo, a valle, corre la rotabile e tutte le frazioni sono ormai collegate da strade asfaltate ma in questa stagione, quando i villeggianti tornano al mare e ci riconsegnano i nostri monti, la vita riprende a trascorrere lenta e serena. Ti capita di vagabondare per i boschi un pomeriggio intero senza incontrare anima viva. Puoi sentire respirare le foglie. A volte ti riesce di osservare uno stormo di colombacci indisturbati che sfiorano le cime dei castagni per poi posarsi sul più alto di essi e vederli volare subito dopo perché ti hanno individuato con la loro vista acuta ed hanno avuto paura di te. Magari stamattina, al passo sul mare, hanno avuto la sfortuna d’imbattersi in un soggetto simile a te che li ha presi a fucilate. Hanno abbandonato la fiducia dell’estate quando avevano il nido e si mostravano tranquilli ed erano ancora accoppiati e li potevi avvicinare con una certa facilità. Ora si sono riuniti in gruppi e volano verso luoghi più caldi, dove c’è cibo anche in inverno. Hanno fatto il pieno di ghiande, di fagioli, di fave. Hanno fatto il pieno di tutto quello che hanno trovato per volare lontano. Verso sera quando torni al paese, puoi osservare per un attimo nel bosco una faina, che ti mostra la gola bianca e muove il testino da destra a sinistra con una velocità incredibile, sospettosa, a controllare l’intorno. E, se sei particolarmente fortunato, se fai poco rumore, se accarezzi con le scarpe il letto di foglie, se eviti di schiacciare, rompere e far schioppettare i rametti secchi, se sposti con una mano, leggermente, le fronde degli alberi e ti apri la strada nel bosco dolcemente, se procedi come un gatto in caccia e ti sforzi di udire tutti i piccoli rumori del bosco, ti può capitare di vedere da vicino un gruppo di cinghiali e di sorprenderli e di osservarli mentre saltano via spaventati dalla tua presenza con il pelo ritto sulla schiena e corrono come frecce fino a sottrarsi alla tua emozione. E se hai visto anche una sola di queste cose. Se hai avvertito la presenza di uno di questi animali, se ti sei abbandonato alla quiete del bosco, torni a casa diverso, sereno, in pace con te stesso. E, dopo tanto silenzio, provi un piacere grandioso a parlare con la prima persona che incontri. Scopri di essere interessato a quello che ha da dirti, dimenticando i tuoi problemi, le tue ansie, le tue preoccupazioni. Ti rendi conto di avere un mondo di piccole, grandi emozioni da raccontare e la maniera con cui ne parli, suscita immediato interesse nel tuo interlocutore. Perché sono le cose vere che interessano. Anche se apparentemente insignificante, la verità ha il fascino della novità perché ogni cosa vera è una nuova esperienza e comunica sensazioni inedite che non annoiano nessuno. Lo scorrere della vita è la tua verità e quella di tutti. Basta che non la alteri. Devi solo metterci entusiasmo a raccontarla.