Sembra ieri e sono
già passati decenni, il walzer delle stagioni ha suonato
a ritmo incalzante ed ora, entrati a pieno titolo nel secondo millennio,
mi torna normale ripercorrere sulla soglia dei miei secondi "anta"
il cammino dei primi anni di vita.
Lo stesso verde d'oggi, ma campi coltivati, spighe dorate e boschi
puliti come autostrade, hanno lasciato il posto a terreni coperti
di rovi e sentieri impraticabili; il nostro dialetto, unico come
il codice genetico, lentamente scemato per fare posto ad una lingua
figlia di tanta cultura, ricca spesso di vocaboli poco nostrani,
ma sovente povera di contenuto e di concretezza.
E poi i volti che il tempo ha colorato del suo lento ma inesorabile
cammino, scruti intorno e rivedi negli uomini e nelle donne di oggi
i bambini di ieri; le corse nella neve, piccole e sfreccianti slitte
per le discese lungo piste che scarponi troppo antichi e pale dal
manico di legno avevano tracciato per il passaggio di uomini ed
animali.
Dalla quotidiana sopravvivenza, lo spunto per i divertimenti dei
bambini, dai frutti e dai colori della natura, lo spiraglio e l'allegria
che troppo spesso manca ai giorni nostri.
Ingegno e semplicità, sorrisi e serenità, ancora non
sapevamo che in un torrido Luglio sul finire degli anni sessanta,
l'uomo a stelle e strisce avrebbe posato le sue ali sul Mare della
Tranquillità; anche la più fervida fantasia mai poteva
andare così lontano...
La scuola, come una famiglia, un unico nucleo frutto di età
diverse e bisognoso di insegnamenti diversi; le prime automobili
che solcavano un tracciato non ancora asfaltato... La prima "Vespa"...
Una sola Millecento che faceva spola con il Comune Capoluogo....La
simpatia e la guida di quel primo autista provetto chiamato "Medeo"...
Così i miei ricordi, così mi cullo in questo mare
di rimembranze pulite ed indelebili... Così, ora che i primi
compagni di allora hanno varcato la meta dell'agognata pensione,
mi piace pensare che queste stesse persone saranno ancora nel tempo
che verrà, gli amici ed i compagni di domani.
Compagni veri e leali, amici che non stancano e sanno essere presenti
quando la necessità grida a squarciagola, uomini figli di
principi che il tempo non riesce e non potrà mai sbiadire.
Queste righe, le voglio dedicare a Te, fresco pensionato, simbolo
e radice di tutti noi, a Te che mai hai voluto sradicarli dai nostri
monti, a Te, laureato in buon senso e sensibilità, a Te che
già nei primi anni Ti mostravi vispo e ricco di spiccata
personalità. Come la canzone del gruppo genovese dei Matia
Bazar ad un recente Festival di Sanremo... ..Dedicato a te.
Un abbraccio ed un caro saluto al nostro amico Flavio, novello
pensionato.
Giampiero Zanardi
(Questo articolo è stato tratto dal N° 3 del 26/01/06
del settimanale "La Trebbia")
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