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Val Trebbia, una sfida al futuro
Sandro Sbarbaro, Giovanni Ferrero, Guido Ferretti e Simona Ferretti
Sandro Sbarbaro, Giovanni Ferrero,
Guido Ferretti e Simona Ferretti
"Se volete trovarvi, perdetevi nella foresta" diceva Giorgio Caproni che di verde impenetrabile se ne intendeva date le sue origini, piantate nella Val Trebbia. Ieri da quei posti - precisamente da Carpeneto di Fascia, 120 abitanti, il comune più alto della Liguria a 1100 metri, "là dove comincia l'erba e finisce il mare", sempre per citare il poeta - sono scese due mule, Bimba e Regina, di sei e due anni. Bardate di tutto punto dai fratelli Albino e Silvano Barbieri, le due gagliarde che sanno inerpicarsi con un quintale e più di legna sul dorso là dove la "macchina" si ferma e recalcitra, apparivano molto in imbarazzo nel piazzale di Piccapietra.
Disarcionate dalla loro quiete, condotte fin qua fra insegne, tubi di scappamento, scontrini, per propagandare insieme a sindaci e assessori la vicina bellezza della Val Trebbia. A trenta chilometri dall'autosilo di Piccapietra, due passi oltre la città«dentro questo parco urbano di retroterra con una rete di sapori e saperi di rilievo» come dice Federico Marenco vicepresidente della Comunità Montana.
Ancor più efficace l'assessore Fabio Morchio: «I genovesi vanno sulle Dolomiti per conoscere il vero verde e non sanno della Val Trebbia, meraviglia di piste ciclabili attorno al Brugneto, castelli e borghi fortificati, rifugi quale quello di Rondanina, pochi posti poche lire molta aria buona, e la Case del Romano, il museo del partigiano a Propata e le acque fredde, e impagabili di trote, del Trebbia».
L'assessore Morchio annuncia che la Regione consegna alla Comunità Montana 300 mila euro (fondi di investimento regionale) finalizzati in parte a ristrutturare il ponte di Montebruno e a ordinare quella strepitosa collezione di centinaia di attrezzi agricoli che il parroco don Pietro Cazzulo ha raccolto, cascina dopo cascina, per anni. In piazza Piccapietra, dove Bimba e Regina sono rincuorate dai fratelli Barbieri che bisbigliano nelle grandi orecchie storie di terra battuta, si presentano tre libretti deliziosi "Racconti del lupo", "Racconti d'inverno" e "Le antiche mulattiere" di vari scrittori Ferretti, Ferrero, Sbarbaro, Sardo. Sono sintesi della grandi e piccole storie di questi luoghi. Una la ama in particolar modo ripetere Federico Marenco ed è il racconto di Rondanina che salvò quattro componenti della famiglia ebrea dei Meschoulam.
E Plinio, allora ragazzo, spaventò il tedesco sventolandogli davanti uno stendardo da processione con la morte dipinta. E mettendolo in fuga. «Che meraviglia: il futuro artista salvato dall'arte!». Oggi quello stendardo è nel museo di arte sacra di Montebruno.
Nei libretti si animano i ricordi, a lèsa, la slitta, la camera di ciappun, la stanza lastricata vicino al canivello che era la dispensa dei formaggi, il lungo rito della macellazione del maiale. Osserva uno degli autori: «Non c'era niente in quei paesi e sembrava che non mancasse nulla».
Cose che succedono in Val Trebbia, angolo del mondo dove atterrò a Propata il figlio di Churcill.
Paesi citati da Dostojevski ne "Il Giocatore" come da Bacci Pagano. Radici di Bellocchio e di Caproni. E anche del presidente Claudio Burlando, cui assessori e sindaci riconoscono un occhio di riguardo per agevolare la vita e il collegamento con la città. Ma i servizi no, quelli lasciano sempre un po' a desiderare.
Ne sa qualcosa quello studente di Rondanina che si alza alle 5 per essere presente all'istituto alberghiero a Genova alle otto del mattino. Figlio di ristoratori, figli di osti. Il sindaco di Rondanina Arnaldo Mangini sorride ogni volta che parla di questi due giovanissimi abitanti (l'altro ha un anno e mezzo) e implora per loro modi e maniere, condizioni, per rimanere.
«Si parla di boom di paesi fantasma, le statistiche del dipartimento anziani della Asl 3 giustamente ci avvertono che fra venti anni questi borghi dell'entroterra genovese potrebbero non esserci più -riflette Marenco- ecco cominciamo subito lanciando un turismo ecocompatibile, interventi attivi anche con poche risorse e senza tante velleità di incrementare la popolazione. Che è quella che è. Basta che abbia accesso ai servizi».

Donata Bonometti
I fratelli Albino e Silvano Barbieri con uno dei loro muli
I fratelli Albino e Silvano Barbieri
con uno dei loro muli

(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del 15/12/07)