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«Addio Marco: guarderò le stelle e penserò a te»

Il feretro all'uscita dalla chiesa di Montebruno
Il feretro all'uscita dalla chiesa di Montebruno
C’era tanta, tantissima gente a salutare Marco Beone, il diciannovenne scomparso da casa il 22 agosto e trovato morto giovedì scorso in una scarpata sulla provinciale 56 che da Barbagelata porta a Montebruno.
C'era tutta Montebruno, c'erano gli amici arrivati da Recco e da tutta la val Trebbia. Strapiena la grande chiesa di Santa Maria Assunta. Moltissimi sono dovuti rimanere sul sagrato. Centinaia di giovani che non riuscivano a trattenere le lacrime. Così come il parroco don Pietro che diciannove anni fa aveva battezzato Marco «donandogli un abito bianco» e che ieri lo ha riconsegnato a Dio in un altro abito bianco - come ha lui stesso sottolineato - fatto delle centinaia e centinaia di fiori bianchi che ornavano la sua bara. «Era un ragazzo buono - ha raccontato commosso don Pietro - e per quasi un mese l'intera comunità di Montebruno ha pregato di poterlo riabbracciare. Pregavamo tutte le sere durante la Novena in vista della festa della Madonna dell'8 settembre».
Anche se don Pietro è convinto che Marco non si sia mai allontanato da casa, che sia morto «per un banale incidente stradale» subito dopo aver lasciato il paese. «Era molto legato alle sue tre sorelle - ha ricordato - non avrebbe resistito senza sentirle, senza mandare loro almeno un messaggino. Era impensabile che non le chiamasse». E proprio una delle sorelle Laura, 16 anni, la più grande delle tre, ha letto dall'altare una letterina molto commuovente dedicata a Marco chiamandolo con i nomignoli che usavano fra loro. "Papi" lo chiamava Sara, la più piccola (l'altra è Chiara). E una poesia per il diciannovenne l'ha letta il cuginetto di appena sette anni: «Si è accesa una stella - ha mormorato tra le lacrime durante la funzione - e la sera ti guarderò, guardando le stelle».
«Era un bambino buono - ha detto ancora don Pietro ricordando il dolore dei genitori di Marco e dei nonni -A nove anni ha avuto dei problemi di salute per via del diabete, ma aveva reagito bene, era pieno di vita, non aveva vizi era un ragazzo a posto».
E don Pietro, sempre più commosso, ha ricordato anche che è stata la prima volta che si è trovato a officiare il funerale (con lui era don Gianni) di una persona che aveva battezzato.
E proprio per la giovane età di Marco ha scelto come prima lettura un brano dove si sottolinea «che la preziosità della vita Dio non la conta in base agli anni, ma dal cuore della persona».
Poi, al Vangelo, ha citato le parole di Gesù agli Apostoli: «Voi siete tristi ma abbiate fede in me, nella casa del Padre c'è posto. La vita è nelle mani di Dio». E con queste parole ha cercato forse di alleviare un possibile senso di colpa del papà di Marco, Vincenzo. Il ragazzo si era allontanato da casa dopo aver litigato con lui per via di una festa. «Ma era un litigio da nulla - ha sottolineato il parroco - dì quelli che possono accadere tutti i giorni».
Marco Beone era un giovane, promettente chef, che da qualche mese lavorava come cuoco per un ristorante di Recco, ma anche un brillante studente che dopo il diploma all'istituto alberghiero si era iscritto all'università. Il padre le aveva tentate tutte per ritrovare il figlio in questo lunghissimo mese. Aveva partecipato in prima persona alle ricerche, provando a contattare tutte le persone che in qualche modo avrebbero potuto avere notizie del figlio. Ma tutto era stato inutile.
Poi la scoperta dell'auto a poche centinaia di metri da casa. Ora Marco riposa nella cappella di famiglia nel cimitero proprio davanti alla chiesa, avvolto nel suo abito di fiori bianchi.

Isabella Villa

(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del 24/09/08)

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