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D'estate siamo in 5mila
È parroco di Rovegno, Isola, Loco, Fontanarossa,
Alpe, Borgo, Bosco, Garbarino, Barchi, Bertone, Bertassi,
Suzzi, Pizzonero, Gramizzola, Rettagliata, Croce,
Ottone, S. Rocco, S. Bartolomeo. Chiese che, tra
sacrificio e soddisfazione, tiene tutte aperte, soprattutto
d'estate. Quando la popolazione aumenta vertiginosamente,
fino a 5000 e più unità.
Terminate le scuole, infatti, le famiglie, che per
lavoro e studi dei figli si erano trasferiti in città, tornano alle loro terre. Cui sono attaccatissime.
Il problema più grosso è che non c'è lavoro. Si era ventilato
un impianto d'imbottigliamento dell'acqua della fonte Gaietto e un laboratorio
per la lavorazione degli scarti del legno. Per ora, però,
nulla di concreto.
Rimangono i lavori stagionali in ristoranti, alberghi,
campeggi, legati al turismo, recentemente favorito
grazie alle passeggiate attrezzate, ai cavalli, alle
piste di ciclocross. Quest'anno però, per la prima volta, a Ottone,
anche in alta stagione, alcuni alloggi sono rimasti sfitti. Muoiono i vecchi
e i giovani, costretti ad andarsene in cerca di lavoro, a volte non trovano più opportunità o
volontà di tornare. Durante la settimana sono
stabili le poche persone anziane, praticamente non
sradicabili dal loro ambiente. Negli week-end di bel
tempo e in estate la montagna cambia faccia. |
Si riaprono praticamente tutte le case.
Da Piacenza, da Genova, da Milano si ritorna ai luoghi
natii. I giovani rianimano l'ambiente con la loro innata
spensieratezza. A messa, a Rovegno, ci sono quotidianamente
circa trenta persone. Ma d'estate o ai fine settimana anche
cento e più.
La forza della gente
La gente, dice don Giacomo, tiene molto alle
sue chiese, che spontaneamente mantiene pulite, in
ordine, addobbate con bellissimi fiori per le feste
ed è molto legata
alle tradizioni religiose. Per Pasqua c'è stata,
seguitissima, la processione con la teca del Cristo morto,
trasportato a spalla, fino alla vicina frazione di Valle,
con fermate alle 14 stazioni della Via Crucis.
Per i giovani vorrebbe fare di più. Gli manca il
tempo. Ci vorrebbe un prete loro dedicato, per tutto il
territorio.
Don Giacomo inizia la giornata alle 6.30. La mattina
passa in un lampo tra lavoro d'ufficio, qualche incombenza
da sbrigare, la messa delle 11. Al pomeriggio c'è il
catechismo per preparare alla comunione o alla cresima. Poi
c'è da raggiungere qualcuno degli avamposti lontani
per la messa. Spesso la sera la recita del rosario per
accompagnare qualche morto.
Per le feste gli impegni si centuplicano. Da solo don Giacomo
non ce la fa. Ricorre allora a un prete, polacco, che prenota
per tempo a Roma. Uno di qua, uno di là, percorrono
in lungo e in largo tutto il territorio loro affidato, a
seconda delle necessità. Già: data l'estensione
i tragitti sono impegnativi. Dall'Epifania ad oggi la sua
nuova Fiat Panda segna già più di 10.000
km. Per fortuna internet e la posta elettronica aiutano
a tenere i contatti.
Una volta al mese c'è poi l'incontro di preghiera
con i tre sacerdoti delle unità pastorali limitrofe:
Ottone Soprano, Fontanigorda, Pei.
Don Giacomo trova anche modo di organizzare pellegrinaggi.
Gli può mancare il tempo, non gli impegni. Gli spiace
non poter frequentare riunioni e celebrazioni del Centro
Diocesi a Piacenza, che si sovrappongono quasi sempre a impegni
coi suoi parrocchiani. Altro dispiacere è non poter
sempre accontentare i fedeli. Vorrebbero giustamente
celebrare battesimi, matrimoni o funerali alla domenica in
modo da poter riunire tutti i famigliari, vicini e lontani.
Ma è proprio impossibile.
A Genova solo 47 km
Quale la sensazione più viva che prova don Giacomo?
Sentirsi dimenticati, dice. Anche nel senso di contributi.
Ci sono grandi difficoltà anche solo di manutenzione
ordinaria, del resto improrogabile, a meno di veder andare
in rovina edifici e arredi. Dimenticati anche dalle istituzioni
pubbliche, che non provvedono neppure a migliorare la strada,
soprattutto sul versante emiliano. I collegamenti sono più difficoltosi
con Piacenza, distante 80 km, raggiungibile in un'ora e
tre quarti, che con Genova, distante 47 km, raggiungibile
in un'ora.
I nostri ragazzi, dice don Giacomo, quando sono alle superiori
- a Rovegno c'è solo scuola materna, elementare
e media - partono la mattina presto e tornano a pomeriggio
inoltrato. Si stancano molto e hanno poco tempo per studiare.
Ovvio che il rendimento ne risenta.
Difficoltà, fatiche, asprezze. È innegabile
che la vita di montagna sia dura, ma don Giacomo, da vero
montanaro, sa trovarvi soddisfazioni.
Luisa Follini
I
nuovi recapiti parrocchiali:
Don
Giacomo Ferraglio, Via Capoluogo,14, 16028 Rovegno (Genova),
tel. 010-955055 fax 010-9545935, Cell. 335.330642.
La posta elettronica e-mail:
parrocchia.rovegno@alice.it;
parrocchia.ottone@alice.it;
ferraglio.giacomo@alice.it.
(Questo articolo è stato tratto dal N° 16 del 03/05/07
del settimanale "La Trebbia")
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