L'Alta Val Trebbia ligure
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In tre mesi ho fatto diecimila chilometri

Don Giacomo Ferraglio è un prete di montagna. Ama profondamente i suoi monti, che mai baratterebbe con la città: "Qui si vivono meglio le difficoltà, è più facile il contatto con le persone, che si conoscono tutte per nome". Ci accoglie nella canonica di Rovegno, dove si è appena trasferito da Pieve di Montarsolo, insieme al fedele Lotar, il pastore tedesco meticcio che lo segue dappertutto, tranne che in chiesa, e vigila su di lui avvertendolo di ogni minimo rumore.
Don Giacomo il giorno del suo ingresso nella parrocchia di Ottone
D'estate siamo in 5mila
È parroco di Rovegno, Isola, Loco, Fontanarossa, Alpe, Borgo, Bosco, Garbarino, Barchi, Bertone, Bertassi, Suzzi, Pizzonero, Gramizzola, Rettagliata, Croce, Ottone, S. Rocco, S. Bartolomeo. Chiese che, tra sacrificio e soddisfazione, tiene tutte aperte, soprattutto d'estate. Quando la popolazione aumenta vertiginosamente, fino a 5000 e più unità.
Terminate le scuole, infatti, le famiglie, che per lavoro e studi dei figli si erano trasferiti in città, tornano alle loro terre. Cui sono attaccatissime. Il problema più grosso è che non c'è lavoro. Si era ventilato un impianto d'imbottigliamento dell'acqua della fonte Gaietto e un laboratorio per la lavorazione degli scarti del legno. Per ora, però, nulla di concreto.
Rimangono i lavori stagionali in ristoranti, alberghi, campeggi, legati al turismo, recentemente favorito grazie alle passeggiate attrezzate, ai cavalli, alle piste di ciclocross. Quest'anno però, per la prima volta, a Ottone, anche in alta stagione, alcuni alloggi sono rimasti sfitti. Muoiono i vecchi e i giovani, costretti ad andarsene in cerca di lavoro, a volte non trovano più opportunità o volontà di tornare. Durante la settimana sono stabili le poche persone anziane, praticamente non sradicabili dal loro ambiente. Negli week-end di bel tempo e in estate la montagna cambia faccia.
Si riaprono praticamente tutte le case. Da Piacenza, da Genova, da Milano si ritorna ai luoghi natii. I giovani rianimano l'ambiente con la loro innata spensieratezza. A messa, a Rovegno, ci sono quotidianamente circa trenta persone. Ma d'estate o ai fine settimana anche cento e più.
La forza della gente
La gente, dice don Giacomo, tiene molto alle sue chiese, che spontaneamente mantiene pulite, in ordine, addobbate con bellissimi fiori per le feste ed è molto legata alle tradizioni religiose. Per Pasqua c'è stata, seguitissima, la processione con la teca del Cristo morto, trasportato a spalla, fino alla vicina frazione di Valle, con fermate alle 14 stazioni della Via Crucis.
Per i giovani vorrebbe fare di più. Gli manca il tempo. Ci vorrebbe un prete loro dedicato, per tutto il territorio.
Don Giacomo inizia la giornata alle 6.30. La mattina passa in un lampo tra lavoro d'ufficio, qualche incombenza da sbrigare, la messa delle 11. Al pomeriggio c'è il catechismo per preparare alla comunione o alla cresima. Poi c'è da raggiungere qualcuno degli avamposti lontani per la messa. Spesso la sera la recita del rosario per accompagnare qualche morto.
Per le feste gli impegni si centuplicano. Da solo don Giacomo non ce la fa. Ricorre allora a un prete, polacco, che prenota per tempo a Roma. Uno di qua, uno di là, percorrono in lungo e in largo tutto il territorio loro affidato, a seconda delle necessità. Già: data l'estensione i tragitti sono impegnativi. Dall'Epifania ad oggi la sua nuova Fiat Panda segna già più di 10.000 km. Per fortuna internet e la posta elettronica aiutano a tenere i contatti.
Una volta al mese c'è poi l'incontro di preghiera con i tre sacerdoti delle unità pastorali limitrofe: Ottone Soprano, Fontanigorda, Pei.
Don Giacomo trova anche modo di organizzare pellegrinaggi. Gli può mancare il tempo, non gli impegni. Gli spiace non poter frequentare riunioni e celebrazioni del Centro Diocesi a Piacenza, che si sovrappongono quasi sempre a impegni coi suoi parrocchiani. Altro dispiacere è non poter sempre accontentare i fedeli. Vorrebbero giustamente celebrare battesimi, matrimoni o funerali alla domenica in modo da poter riunire tutti i famigliari, vicini e lontani. Ma è proprio impossibile.
A Genova solo 47 km
Quale la sensazione più viva che prova don Giacomo? Sentirsi dimenticati, dice. Anche nel senso di contributi. Ci sono grandi difficoltà anche solo di manutenzione ordinaria, del resto improrogabile, a meno di veder andare in rovina edifici e arredi. Dimenticati anche dalle istituzioni pubbliche, che non provvedono neppure a migliorare la strada, soprattutto sul versante emiliano. I collegamenti sono più difficoltosi con Piacenza, distante 80 km, raggiungibile in un'ora e tre quarti, che con Genova, distante 47 km, raggiungibile in un'ora.
I nostri ragazzi, dice don Giacomo, quando sono alle superiori - a Rovegno c'è solo scuola materna, elementare e media - partono la mattina presto e tornano a pomeriggio inoltrato. Si stancano molto e hanno poco tempo per studiare. Ovvio che il rendimento ne risenta.
Difficoltà, fatiche, asprezze. È innegabile che la vita di montagna sia dura, ma don Giacomo, da vero montanaro, sa trovarvi soddisfazioni.

Luisa Follini

I nuovi recapiti parrocchiali:
Don Giacomo Ferraglio, Via Capoluogo,14, 16028 Rovegno (Genova), tel. 010-955055 fax 010-9545935, Cell. 335.330642.
La posta elettronica e-mail: parrocchia.rovegno@alice.it; parrocchia.ottone@alice.it; ferraglio.giacomo@alice.it.

(Questo articolo è stato tratto dal N° 16 del 03/05/07 del settimanale "La Trebbia")

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