Camminavano in fila in mezzo alla strada
comunale che da Marzano porta a Fallarosa, nel Comune di
Torriglia.
Cinque cinghialetti di pochi mesi, soli, destinati a morire
di fame. Qualcuno li ha visti e ha chiamato i carabinieri,
ieri pomeriggio poco prima delle 17. E i militari dell'Arma
sono intevenuti: a mani nude, nella neve, per catturare i
piccoli e garantire loro un futuro.
«È arrivata una telefonata e la linea si è
subito interrotta — racconta il maresciallo Antonio
Manunta, comandante della stazione di Torriglia — ma
li abbiamo trovati senza difficoltà. Tutti insieme,
smagriti da una lunga solitudine. La madre era certamente
morta, forse uccisa da qualche cacciatore». Che fare?
Il comandante Manunta e il carabiniere che è con lui
non si perdono d'animo. Il maresciallo è stato cacciatore
(«Ho smesso perché mio zio è morto in
un incidente, dodici anni fa, proprio durante una battuta
al cinghiale»), conosce gli animali. «Un cinghiale
così piccolo non è pericoloso, basta prenderlo
per le zampe posteriori. Il difficile è stato raggiungerti,
uno per uno, correndo nella neve». Missione compiuta
per quattro piccoli, trasportati in salvo in caserma per essere
poi affidati agli specialisti della polizia provinciale. Saranno
nutriti e curati fino al momento in cui potranno tornare liberi
nei boschi. Per ritrovarsi a sfidare le doppiette dei cacciatori,
senza nemmeno la possibilità di chiamare in soccorso
il "112".
B.V.
(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del
05/03/05)
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